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Hambagu: l'hamburger giapponese


Ohayo amici del Giappone, e bentornati sul mio blog!

Qualche giorno fa, afflitta da estenuanti esami universitari e dal caldo soffocante, sentivo particolarmente la necessità di gustare qualcosa di buono. Ma semplice. Davvero, troppo caldo per passare il tempo davanti ai fornelli. Pensando e ripensando a cosa poter cucinare, mi è venuto in mente che non avevo mai preparato a casa l'hamburger alla giapponese, o meglio conosciuto in Giappone come hambagu

Ancora una volta si parla di yoshoku, quel magico connubio di tradizione culinaria nipponica e occidentale (vi lascio qui un articolo passato per rinfrescare un po' la memoria). Questo hamburger è amatissimo dai giapponesi, che son soliti servirlo accomapgnato dal una salsina dolce e dall'immancabile ciotolona di riso, la carne risulta morbidissima e al palato è sorprendentemente gustosa, un delicato ma inconfondibile profumo di Giappone! Vi propongo qui una versione semplice semplice, ho voluto aggiungere alla carne degli shitake e vi assicuro che vi rallegrerà la giornata, con la pamcia piena si affronta tutto con più positività! 😉

Ingredienti per 2 persone:
  • 200 g di macinato di bovino (oppure misto bovino/suino)
  • una cipolla piccolina
  • 1 uovo
  • 2 cucchiai di panko
  • 2 funghi shitake reidratati
  • 1 cucchiaio di sake
  • 1 cucchiaio di olio di semi
  • sale e pepe q.b.
Per la salsina:
  • 4 cucchiai di salsa di soia
  • 2 cucchiai di mirin
  • 2 cucchiai di sake
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna
  • 3 cucchiai di acqua
Per accompagnare:
  • shiro gohan

Procedimento:
Prima di tutto ricordatevi di reidratare gli shitake in acqua tiepida, io solitamente li lascio in ammollo per mezza giornata, e ogni tanto vado cambiando l'acqua. Se il tempo a vostra disposizione stringe, un oretta andrà già bene.
Una volta reidratati i funghi procedete con la ricetta.
Iniziate con il tritare finemente la cipolla e con il tagliare a pezzettini molto piccoli i funghi shitake.
In una ciotola ponete il tritato e aggiungetevi la cipolla triturata e i funghi, 2 cucchiai rasi di panko, l'olio, il sake, aggiustate di sale e pepe e impastate con le mani per uniformare il tutto. Sempre aiutandovi con le mani, date forma ai vostri hamburger e tenete da parte.
Prepariamo adesso la salsina in cui cuoceranno i nostri hambagu. In una ciotolina unite salsa di soia, sake, mirin, acqua e zucchero, mescolate in modo che lo zucchero si sciolga e tenete da parte.
Adesso prendete una padella e fatevi scaldare un filo d'olio di semi, poi fativi rosolare gli hamburger, basteranno pochi minuti per lato in modo che durante la cottura l'interno rimanga morbido e succoso. Versate ora all'interno della pentola la salsina e fate cuocere a fuoco moderato per circa 10-12 minuti. Gli hamburger adesso sono pronti, toglieteli dalla padella e fate cuocere il sughetto per altri 2-3 minuti in modo che si restringa un po', il gusto sarà così molto più deciso.
Servite il vostro hambagu caldo caldo irrorandolo con la salsina e acompagnate con una sempre gradita ciotola di shiro gohan (qui la ricetta per chi se la fosse persa).

Itadakimasu!



Il tocco in più...
L'hambagu è un piatto che molto spesso capita di vedere negli anime, e infatti proprio poco tempo fa mi capitò di vederlo nel nuovo adattamento anime dello shojo manga Fruit Basket (non conoscevo ancora questo manga e mi domando perchè, adorabile! Guardatelo!). Qui Kagura Shoma, il cinghiale dello zodiaco cinese, ne prepara uno a Kyo, ricco di ricordi d'infanzia: infatti serve l'hambagu con sopra un uovo all'occhio di bue. Mica male come idea! Certo, magari non proprio l'ideale per il periodo estivo, meglio aspettare temperature più fredde...
Anche per oggi è tutto, appuntamento alla prossima!

Sayonara  😘

Recensione libro: La città incantata al di là delle nebbie di Sachiko Kashiwaba


Konnichiwa amici del Giappone e bentornati sul mio blog!

Se vi chiedessi "che profumo ha per voi l'estate?", cosa rispondereste? 
Io non avrei dubbi, vi direi profumo di libri! Quando ero piccola estate voleva dire libri! Vivevo proprio di fronte alla biblioteca comunale e amavo gironzolare tra quegli scaffali alla ricerca di nuovi libri. Quel profumo inconfondibile di carta, inchiostro e polvere ha un che di proustiano per me, ancora oggi è l'odore che più adoro e che immancabilmente riaccende i miei ricordi.

E se ancora mi chiedeste "che libro è l'estate?", io vi risponderei: un libro di narrativa per ragazzi. Seplice. Mio papà me ne regalava tantissimi, all'epoca andavano molto quelli del Battello a vapore, io li amavo! Erano racconti semplici, ma agli occhi della me bambini apparivano come meravigliose avventure. Ancora oggi la narrativa per ragazzi racchiude un fascino inestimabile!

Mi sono lasciata un po' trasportare dalla nostalgia, ma a mia discolpa devo dire che  La città incantata al di là delle nebbie è di Sachiko Kashiwaba è il libro perfetto per tornare un po' bambini in questo afoso pomeriggio di inizio estate. Gli ingienti indispensabili per una magica avventura ci sono tutti, e Hayao Miyazaki ne sa qualcosa, visto che da questo racconto trasse ispirazione per la sua Città Incantata!
In tutta sincerità quando acquistai questo libro ero soprattutto atteatta dall'idea di rivivere le emozioni provate con il film, di ritrovare quei personaggi che tanto avevo amato. Ebbene, già dal primo rigo rimasi sorpresa. Poco ha a che vedere con il film Ghibli, ma superato il primo momento di stupore questo è uno dei motivi che me lo hanno fatto apprezzare di più. L'ambinetazione è diversa, i personaggi sono diversi, la trama è diversa, ma con tutto ciò, proseguendo nella lettura, saltano subito all'occhio particolari che richiamano alla mente il film, e la voglia di scoprirne altri ti spinge a leggere ancora una pagina, ancora un'altra pagina...e improvvisamente il libro è finito, e rimane quel soffuso senso di meraviglia e nostalgia che caratterizza la fine di un'avventura.

Vorrei non svelarvi troppo, quindi non scenderò nei dettagli ma posso dirvi che come è consuetudine della narrativa per ragazzi, si tratta di un romanzo di formazione. Seguiremo l'avventura estiva della piccola, insicura e un po' piagnucolona Rina a Valle della Nebbia. Con lei scopriremo le piccole meraviglie della Strada Matta e dei suoi bizzarri abitanti. Come la Stanza delle Necessità potteriana, Rina capirà presto che la Valle della Nebbia è il luogo senza tempo e senza luogo di cui nessuno conosce l'esistenza ma di cui tutti avremmo bisogno. E con lei lasceremo alle spalle le nostre insicurezze, impareremo il valore dell'impegno, impareremo a contare su noi stessi prima che su gli altri. 
Compiremo il prmo passo verso la crescita, capiremo il valore di ciò che ci circonda, senza dimenticare quel tocco di fantasia che addolcisce la realtà. 

Non aggiungo altro, se amate le favole, non potrete che amare questo racconto! 😊


"...da bambina, ogni volta che leggevo un libro, in qualche modo, pensavo a come avrei potuto andare a visitare i luoghi in cui era ambientata quella storia. Finite le scuole medie, mi accorsi che il mio mondo era già popolato di per sè da tantissime persone diverse e incredibili..."


Sayonara! 😘

Poteto sarada


Konnichiwa amici del Giappone, e bentornati sul mio blog!

Oggi si ritorna in cucina con una ricettina giapponese molto semplice ma al contempo molto molto gustosa: la poteto sarada, ovvero l'insalata di patate!
E' una delle pietanze tipiche della cucina casalinga giapponese, di una cucina che ha come ingrediente principale la semplicità e la genuinità. Si tratta di pietanze di facile preparazione, i cui ingredienti non sono particolarmente ricercati e presentano il fascino e la serenità della quotidianeità. Insomma, le ricette che profumano di casa!

Saprete ormai che la cucina giapponese è fatta di equilibrio e armonia, e la poteto sarada non fa eccezione. Piatto ricco e colorato,  rinetra nella categoria degli okazu, ovvero i piatti di accompagnamento (o contorni, se preferite), ii giapponesi sono soliti servirla in porzioni molto piccole, e ovviamente si presta benissimo per la composizione degli o-bento.

Ora, magari a primo impatto potrà sembrarvi nulla di sensazionale, specie in relazione a piatti ben più noti della cucina nipponica, dopo tutto l'insalata di patate è molto diffusa anche qui da noi. Eppure nella sua semplicità, l'ho trovata squisita. 
Ne esistono diverse versioni, ma in realtà può benissimo essere preparata con quello che vi ritrovate in frigo. Io ho preferito rimanere sul tradizionale, sono arrivate le belle giornate e il sapore fresco dato dal cetriolo non dispiace affatto. Buona preparazione!


Nota: ricordate che la poteto sarada è comunque un piatto che va consumato utilizzando le bacchette, quindi la maionese non dovrà essere troppo abbondante, ma servirà solo a legare tra di loro i vari ingredienti. 

Ingredienti per 4 persone:
  • 4 patate medio piccole (o 2 patate grosse)
  • 2 uova sode 
  • mezza carota
  • mezzo cetriolo
  • mezza cipolla piccola (o una cipolletta)
  • 1 cucchiaio di olio
  • 2 cucchiai rasi di maionese
  • sale q.b.
Procedimento:
Mettete a lessere le patate con tutta la buccia in acqua abbondante con un pizzico di sale. Una volta pronte mettete da parte a raffreddare (volendo potreste prepararle il giorno prima). Fate bollire le uova e mettete da parte anche queste.
Mentre patate e uova raffreddano, private il cetriolo della buccia e tagliatelo a fettine molto sottili, ponetelo in un piatto e lasciate da parte. Affettate sottilmente la cipolla e tagliate la carota a cubetti piccolini. 
Passiamo alla preparazione della poteto sarada. In un'insalatiera mettete le patate private della buccia e schiacciatele grossolanamente, aggiungete il cetriolo strizzato, la cipolla e le carote, il cucchiaio d'olio e aggiustate di sale. Tagliate le uova sode a pezzettini e aggiungetele alle patate. Legate il tutto con i due cucchiai di maionese. 
Completate guarnendo, a piacere, con dei pomodorini, aonori (alga nori sbriciolata) o semi di sesamo.
Itadakimasu!


Appuntamento alla prossima!
Sayonara! 😘

Yaoi: cinque manga per avvicinarsi al genere

Konnichiwa amici del Giappone, e bentornati sul mio blog! 

Quando si parla di yaoi, c'è chi (come la sottoscritta) inizia a sentire le farfalle nello stomanco, e chi si ritrae orripilato con l'immancabile frase "Eh, ma sono porno!".
Beh. No, non è proprio così. E' un genere chiaramente rivolto ad un pubblico adulto, femminile quanto maschile (perchè si, anche i ragazzi leggono gli yaoi), e in quanto tale affronta tematiche più complesse, anche per quanto riguarda il tema "amore". Di certo sarà difficile trovare l'amore idealizzato tutto batticuore e luccichii di uno shojo manga, ma avremo un amore maturo e più attinente alla relatà, componente erotica compresa, più o meno spinta che sia. Ma questo non ne compromette di certo la qualità.
Con ciò non voglio certo dire che tutti gli yaoi sono dei gran capolavori, anzi. Trovarne di validi non è semplicissimo, soprattutto tenendo conto della serializzazione italiana, parecchio indietro rispetto a quella di altri paesi. Vi chiederete "ma da cosa iniziare, dunque?"

Ecco allora cinque manga perfetti (dal mio personalissimo punto di vista) per approcciarsi al genere. Buona lettura! 😊


 Hidamari ga kikoeru- I hear the sunspost
di Fumino Yuki
Edito Flashbook Edizioni
Volumi 2 (concluso)
 
La consapevolezza della propria disabilità e la consapevolezza di essere diverso dagli altri hanno spinto Kohei, giovane studente universitario con problemi d'udito, ad assumere un attegiamento cupo e ad isolarsi sempre più da chi gli sta intorno. Eppure il destino pare avere altro in serbo per lui, infatti un giorno incrocerà il cammino di Taichi, collega e coetaneo, ragazzo tanto irruento quanto allegro e spontaneo che con la sua voce chiara e squillante farà breccia nel cuore di Kohei, portandolo ad accettare la sua disabilità e ad aprirsi agli altri. Tra alti e bassi, gioe e difficoltà, una storia d'amicizia che a piccoli passi si tramuterà in amore, uno yaoi, più uno shōnen'ai al momento, delicato e sensibile che vi farà di certo battere il cuore!

P.S. il manga ha un seguito, sempre edito Flashbook Edizioni:
Hidamari ga kikoeru- Limit
Volumi 2 (in corso)



Given
di Natsuki Kizu
Edito Flashbook Edizioni
Volumi 4 (in corso)

Un giorno Uenoyama si rende conto che quello che era il suo grande amore per la chitarra, pare esser venuto meno tanto da andargli a noia. A smuovere questa apatia è un incontro. Un giorno trova addormentato sulle scale della scuola un ragazzo che tiene stretta tra le braccia una chitarra. E' questo il primo incontro con Mafuyu, una ragazzo enigmatico e dall'aspetto indifeso, che subito stringerà un forte legame con Uenoyama. Pur inizialmente riluttante, anche quest'ultimo si affezionerà sempre più a Mafuyu  e un giorno, sentendolo cantare, ne rimarrà irrimediabilmente colpito. 
E' il primo manga della Natsuki eppure riesce incredibilmente bene a tratteggiare una storia insolita, drammattica e romantica, senza risultare stucchevole. Passo dopo passo ci fa conoscere e amare i suoi personaggi, non solo i due protagonisti, ma anche quelli di contorno che, a conti fatti, hanno egual spessore. A luglio arriverà anche l'anime, quindi direi che è il momento giusto per leggerlo se ancora non avete fatto!




Does the flower blossom?
di Shoko Hidaka
Edito Flashbook Edizioni
Volumi 5 (concluso)
Yoichi Minagawa, studente di belle arti impassibile e taciturno, misterioso propietario di una antica e grande casa, e Sakurai, trentottenne direttore artistico di un'agenzia pubblicitaria che talvolta si lascia andare a comportamenti un po' infantili. Due vite apparentemente senza nulla in comune che incrocieranno il loro cammino grazie ad un incontro/scontro. Inutile dire che la loro vita subirà una svolta non da poco! Da iniziali battibecchi e incompresioni, Sakurai e Yoichi scopriranno presto di essere attirati l'uno dall'altro e che, nonostante gli anni di differenza, hanno in comune più di quanto potessero credere. L'amore vincerà le difficoltà? 
Con uno stile elegante e mai volgare, la Hidaka ci regala emozioni e dolcezze, ci commuove e ci fa divertire, batticuore annesso! 


Non mi farò coinvolgere
di Kou Yoneda
Edito Flashbook Edizioni
Volume unico
La Yoneda è fra le più apprezzate e conosciute yaoiste, e come potrebbe essere altrimenti? Ci troviamo davanti a storie di notevole profondità e introspezione psicologica, l'elemento drammatico è una costante e tocca spesso temi spinosi. Non mi farò coinvolgere non fa eccezione, anche se i toni sono decisamenti più soft rispetto ad altre sue opere.
Il primo giorno di lavoro di Shima non è certo dei migliori, infatti fa subito l'incontro con un ubriaco e decisamente malmesso Togawa, che scoprirà essere niente di meno che il suo nuovo capo. Sia Shima che Togawa hanno alle spalle un passato difficile, con episodi di bullismo dovuti alla sua omosessualità il primo, e con una straziante vicenda familiare alle spalle il secondo. Seppur con riluttanza, Shima a poco a poco apre il suo cuore a Togawa, ma il passato spesso è difficile da dimenticare e voltare pagine non è sempre così semplice...



Neon sign Amber
di Ogeretsu Tanaka
Edito J-Pop 
Volume unico

Per finire, uno yaoi dai toni decisamenti più spinti! Se le scene di sesso nei precedenti manga erano si chiare, ma mai troppo esplicite, qui siamo in un terreno senza veli e censure. Ma tutto ciò non va a discapito della storia, anzi! 
Saya, un giovane dalla carnagione ambrata, appariscente e festaiolo, e Ogata, ragazzo inespressivo che spesso viene frainteso da chiunque lo circondi, l'esatto opposto dello sfavillante Saya. Un incontro casuale che permetterà ad Ogata di conoscere più profondamente Saya, di scoprire lati nascosti e imprevisti della sua personalità. Dietro un'apparenza sfavillante e frivola si cela un animo gentile, buono e con un triste passato di bullismo e rifiuto. E c'è di più! Saya sembra essere l'unico a scorgere i veri sentimenti di Ogata, ad andare oltre la sua inespressività. Insomma, l'attrazione è inevitabile, eppure...


Ora, prima di salutarvi vorrei regalarvi due yoi bonus, che personalmente amo. Sono molto legata ad essi perchè sono GLI yaoi, quelli che mi hanno fatto avvicinare al genere. Non potevo lasciarli in disparte, quindi eccoveli qui..



Junjo romantica
di Shungiku Nakamura
Edito Goen
Volumi 3 (in corso) 

Junjo Romantica è lo yaoi per eccellenza, colui da cui tutti iniziano, colui di cui tutti (o quasi) si innamorano perdutamente. Una storia d'amore semplice, ma non per questo meno bella! Il manga ruota attorno alle tribolazioni amorese di tre coppie: Romantica (Usagi san e Misaki), Egoist (Hiroki e Nowaki), Terrorist (Miyagi e Shinobu). Tra gelosie, malintesi, romanticherie e momenti decisamente esilaranti, seguiamo le vicende amorose di queste tre coppie, tra quotidianeità e lavoro, insomma...il bello della semplicità! A suo vantaggio anche l'anime, tre stagioni fatte divinamente, forse il miglior anime yaoi in circolazione, però, c'è un però. Per quanto io adori questo manga, con i suoi 23 volumi in corso in Giappone mi sono resa conto che ha ben poco di nuovo da dire, va troppo per le lunghe e le vicende sono trite e ritrite. Per un manga del genere una serializzazione così lunga credo sia deleteria, eppure la fine è ancora lontana all'orizzonte. 
Altra pecca, la serializzazione italiana, a dir poco agonizzante! 




Super Lovers
di Miyuki Abe
Edito J-Pop
Volumi 11 (in corso)

Scoperto il manga grazie all'anime, ho preferito lasciarlo come bonus non perchè non meriti, anzi! La storia è avvicente, diverte ma ha un retroscena drammatico che, allo stato attuale dei fatti, emerge considerevolmente.Però affronta tematiche delicate, non particolarmente certo, ma meglio fare in modo che non sia proprio il primo. Il punto forte? I protagonisti, caratterizzati magnificamente, dai quattro fratelli Kaido ai personaggi di contorno che danno un'ulteriore nota di colore al tutto. Vediamo un po' in breve di cosa si tratta. Un'estate Haru, il maggiore dei fratelli Kaido (fratello adottivo in realtà), si reca in Canada sotto invito della madre biologica per "domare" il piccolo e selvaggio Ren. Suprando le iniziali diffidenze, dovute anche ad eventi traumatici dell'infanzia di Ren, tra i due nasce un profondo legame, ma l'estate giunge al termine e Haru deve far ritorno in Giappone, a legare i due una promessa: tra cinque anni Ren lo avrebbe raggiunto. Senonchè al rientro in Giappone Haru e i genitori incorrono in un incidente dove questi ultimi perderanno la vita e lui stesso perderà la memoria dimenticando l'estate appena passata e Ren. Ma una promessa è una promessa, passati i cinque anni Ren si presenta alla porta di casa di Haru, sconvolgendogli l'esistenza. Il legame che li unisce sembra però superare ogni avversità...



Direi che può anche andar bene così, mi sono dilungata già più del necessario! Per chi volesse approcciarsi al genere, spero l'articolo sia stato illuminante! 
Un saluto e alla prossima.

Sayonara 😘

Melonpan


Konbanwa amici del Giappone, e bentornati sul mio blog!
Oggi finalmente riesco a rimettere mano al blog, abbandonato al suo destino solitario causa esami e impegni vari. Oltretutto siamo quasi in estate, dovrebbero attenderci giornate calde e baciate dal sole, invece è tornato il freddo, winter is coming mi verrebbe da dire. Vabbè.
Ho approfittato allora di questo pomeriggio freddoloso e piovoso per coccolarmi con la dolcezza  il profumo di uno dei dolci più famosi in Giappone: il melonpan (メロンパン "meronpan").
Se siete appassionati di cultura nipponica lo conoscerete già, si tratta di un panino al latte ricoperto da uno strato di pasta frolla, morbidi e croccanti allo stesso tempo. Deliziosi! 
Una volta scoperti, dimenticarli sarà difficile anche per l'insolito nome. Ma a cosa è dovuto? 
Rasserenatevi, non ha nulla a che fare con il gusto del melone ma è dovuto alla forma, la quale ricorda proprio la buccia del frutto. 

Curiosità soddisfatte, è il momento di mettersi all'opera! Il procedimento è semplice ma parecchio lungo, quindi come si dice in Giappone, ganbatte! 😄

Ingredienti per 7 melonpan

Per la pasta biscotto:
  • 125 g di farina 00
  • 70 g di burro
  • 40 g di zucchero
  • 1 uovo piccolo leggermente sbattuto
  • 1 cucchiaino di estratto di vanglia
Per il pane:
  • 250 g di farina 00
  • 200 g di farina manitoba
  • 7 g di lievito di birra secco (o 12 g se fresco)
  • 60 g di zucchero
  • 1 uovo
  • 50 g di burro fuso
  • 230 ml di latte
  • 50 ml di acqua
  • 5 g di sale
  • zucchero semolato per spolverare la superficie

Procedimento

Iniziamo con il preparare la pasta biscotto. 
In una ciotola versate la farina, fate una fontana al centro e aggiungete lo zucchero, 1 cucchiaio di estratto di vaniglia, il burro ammorbidito e tagliato a tocchetti e l'uovo leggermente sbattuto. Impastate velocemente con le mani, ricavate una palla liscia e compatta, avvolgetela in pellicola da cucina e fate riposare in frigo.

Passiamo ora alla pasta per il pane.
Prima di tutto fate fondere il burro e tenetelo da parte.
In una planetaria (o in una ciotola se impastate a mano) miscelate le due farine, unite lo zucchero, il lievito disidratato, azionate la planetaria usando il gancio e versate a filo il latte e l'uovo. Proseguite aggiungendo il burro fuso e continuate ad impastare fino a quando l'impasto risulterà compatto. A questo punto aggiungete l'acqua e il sale, continuate a lavorare fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Nota: se utilizzate il lievito fresco dovrete scioglierlo prima nel latte tiepido con un cucchiaio di zucchero (sempre prelevato dai 60 grammi totali), e aggiungerlo a questo punto prima dell'uovo come scritto sopra.
Trasferite l'impasto su un piano infarinato, lavoratelo energicamente per qualche minuto con le mani, ponetelo in una ciotola sempre infarinata coperto da un panno e fatelo riposare in forno spento con luce accesa per 2 ore, dovrà raddoppiare il suo volume.

Nel frattempo occupatevi della copertura di frolla.. Prendete il panetto dal frigo, cospargete il piano da lavoro con un po' di farina e stendete la frolla fino a giungere ad uno spessore di circa 4 mm e con un coppapasta ritagliate dei dischi dal diametro di circa 10 cm. Se non siete forniti di coppapasta potrete dividere il panetto in circa sette porzioni, di ognuna farne una pallina e poi stenderla sempre fino a giungere allo spessore desiderato. Conservate in frigo coperte da carta forno.

Passato il tempo di lievitazione, riprendiamo l'impasto e, dopo averlo sgonfiato con le mani, dividiamolo in 7/8 panetti, arrotondiamoli e ricopriamo ognuno di essi con un disco di frolla precedentemente preparato (eventualmente se il disco risulta troppo grande, eliminate l'eccesso). Con un coltello adesso incidete la superficie in modo da ottenere il motivo a rombi tipico del melonpan (come in foto). Cospargete di zucchero semolato e fate riposare su una placca da forno rivestita con carta forno per altri 40 minuti in modo che aumentino ancora di volume.


Intanto preriscaldate il forno a 180°, passati i 40 minuti mettete in forno e fate cuocere per 20/25 minuti fino a giungere alla doratura del biscotto (se durante la cottura dovesse scurirsi troppo coprite con un foglio di carta stagnola). 

Una volta pronti i melon pan sono buonissimi caldi caldi, oppure lasciate intiepidire e potrete farcirli con gelato o panna fresca e frutta. A voi la scelta!

Itadakimasu!




L'angolo delle curiosità

Vi trovate in Giappone e vi vien voglia di guastare un buonissimo melonpan? Ma che sia buono davvero? Niente paura!
Pare che il migliore si trovi in zona Asakusa, vicino al Sensoji, nella pasticceria Kagetsudo
Sarà vero? Provare per credere! 


Con questo è tutto, vi saluto qui è vi do' appuntamento alla prossima.
Sayonara 😘

Appartamento 401: la recensione


Un tè con l'autore: "Appartamento 401" di Yoshida Shuichi
Recensione

Vi è mai capitato di concludere una lettura e rimanere basiti fissando il libro nella speranza che da un momento all'altro si materializzi dal nulla qualche altra pagina che dia finalmente un senso a ciò che si è appena letto? 
E' proprio ciò che è capitato a me non appena concluso "Appartamento 401" di Shuichi Yoshida (titolo originale Parade).
Non capisco ancora se questo libro mia sia piaciuto o meno, certo è che, almeno stando alla sinossi, mi aspettavo molto di più, mi aspettavo quantomeno un thriller, cosa che purtroppo non è. Andiamo con ordine.

Il romanzo ruota attorno alle vite di quattro ragazzi, Ryosuke, Kotomi, Mirai e Naoki, a cui successivamente si unirà Satoru, coinquilini in un appartamento nel quartiere di Setagaya a Tokyo. Cinque vite, cinque punti di vista che si susseguono con l'incalzare del racconto, un ritmo che alterna momenti concitati a momenti lenti e compassati, più riflessivi. 
Una vita che scorre apparentemente tranquilla, una tranquillità scandita, però, da azioni che sembrano ripetersi in modo inesorabile, trasmettendoci come l'impressione che questo appartamento sia in realtà un microcosmo dove l'io dei protagonisti si scinde tra ciò che è dentro e ciò che è fuori dall'appartamento, ma ancora di più, tra ciò che è realtà e ciò che è finzione. 

"Potevamo continuare a vivere lì soltanto a patto di recitare la parte di quelli 
che erano perfettamente in grado di sentirsi a proprio agio. 
E non ci si poteva aspettare una performance seria..."

Questo è anche l'aspetto che appena scovato il libro il libreria mi aveva intrigata di più, un romanzo che dipinge a tinte pacate sprazzi di vita quotidiana, sonda il profondo dell'animo umano portando alla luce i tentativi di questi giovani ragazzi di trovare, ciascuno a proprio modo, nella loro individualità, il proprio posto nella società, nel mondo. 
Fin qui andava anche bene, allora a cosa è dovuta la mia perplessità?
Credo nella superficialità con cui tutto ciò viene affrontato. Nulla viene approfondito, conosciamo i protagonisti, ognuno di essi ha un proprio point of view, ma scava appena la superficie della loro personalità, le loro vite scorrono impalpabili tra le pagine del libro. Sembra quasi che al lettore, come fosse di passaggio, capitasse di lanciare uno sguardo fugace all'interno dell'appartamento, riuscendo a cogliere solo frammenti di vita vissuta, sprazzi di pensieri, senza che questi riescano realmente a far breccia in lui.
Riflettendoci su, Parade sembra un titolo più calzante, riesce a rendere più efficacemente l'idea di fugacità, l'idea di qualcosa che possiamo cogliere solo di sfuggita, a tratti. Certo, ci sarebbe da tener in considerazione una peculiarità della letteratura nipponica, il suo essere talvolta inafferrabile, sfuggevole ad ogni comprensione, il suo procedere lentamente. Leggendo Appartamento 401 sotto quest'ottica devo dire che ho potuto apprezzarlo un po' di più.

Ma rimane da considerare il finale, e al momento, pur avendo rivalutato in parte il romanzo, non riesco a darvi un senso. Durante il corso del racconto veniamo a sapere di improvvisi episodi di violenza nel quartiere, immaginavo fossero l'elemento di svolta, il fattore che avrebbe portato i personaggi a rimettersi in discussione. Ma ciò non avviene, questi episodi di violenza restano accenni fatti qui e lì, si condenseranno nel finale ma devo ancora valutare cosa effettivamente significhino in rapporto a quanto narrato in precedenza

Tirando un po' le somme.  E' una brutta lettura? Certamente no. Pur avendolo giudicato superficiale, rimane una lettura piacevole, scorrevole e con un linguaggio semplice.
Mi è piaciuto il libro? La risposta non è semplice. A primo impatto rimasi un po' scontenta, ma vi ho riflettuto parecchio, ho cercato quanto più di non fermarmi alle prime impressioni, non amo giudicare un libro superficialmente, motivo per cui mi sono presa presa del tempo prima di scrivere questa recensione. Ammetto di averlo trovato a tratti sbrigativo, abbozzato, soprattutto per quanto riguarda i cinque protagonisti, ma poi sono giunta ad una considerazione. E se questa superficialità fosse in realtà voluta? Allora sarebbe un espediente per rendere più evidente lo straniamento che vivono i protagonisti. E sarebbe un modo per focalizzare l'attenzione su quanto la società, quella giapponese in particolar modo, possa portare l'individuo a diventare altro da sé per riuscire a vivere al suo interno.
Lo reputo uno di quei libri che necessitano di una seconda possibilità, lo rileggerò sicuramente più avanti,  e spero anche di poterne vedere il film diretto da Isao Yukisada, una trasposizione cinematografica potrebbe rendergli il giusto merito.


Sayonara

Tsukune: polpettine di pollo alla griglia


Ohayo amici del Giappone e bentornati sul mio blog!

Il bel tempo è tornato e con le belle giornate soleggiate mi vien sempre tanta voglia di andare un po' a spasso per la città, senza una meta, lasciandomi ispirare dai colori e dai profumi che mi circondano. Amo perdermi tra i suoi vicoletti e scoprire posti nuovi! Ovviamente, parlando di passeggiate per le vie della città, il pensiero va inesorabilmente al cibo, e in fin dei conti, esiste qualcosa più stuzzicante dello street food? 
A tal proposito, quello giapponese è indubbiamente uno dei più deliziosi! Vogliamo parlare dei takoyaki, dei taiyaki, dei nikuman e soprattutto degli yakitori!? Una componente essenziale della cultura nipponica.

La ricetta che vi propongo oggi è proprio una variante degli yakitori, gli spiedini di pollo grigliati di cui vi avevo parlato tempo fa ( vi lascio qui la ricetta per prepararli!). 

yakitori, spiedini di pollo e cipolla cotti alla griglia
con salsa teriyaki


Gli tsukune sono delle polpettine di pollo insaporite con aglio e zenzero fresco, sono riconoscibilissime perchè si presentano su uno stecchino di bambù, tonde o di forma ovoidale, grigliate e cosparse di salsa teriyaki, deliziose e facili da preparare. Talvolta, per legare il composto, possono essere aggiunti anche della maizena o del panko, ma in piccole quantità perchè gli tsukune devono presentarsi compatte ma succose all'interno. Inoltre sono ottime anche fredde, io le ho inserite in un bento il giorno dopo e le ho trovate comunque molto gustose! 😊
Dunque, buona preparazione!


Ingredienti per circa 16 polpettine:

  • 300 g di macinato di pollo
  • 1 cucchiaio di salsa di soia
  • 1 cucchiaio di olio di semi
  • 1 spicchio di aglio tritato
  • 1 pezettino di zenzero fresco 
  • 1 cucchiaio di panko
Per la salsa teriyaki:
  • 3 cucchiai di salsa di soia
  • 2 cucchiai di mirin
  • 1 cucchiaio raso si zucchero
Procedimento
Prima di tutto mettete a bagno in acqua fredda gli stecchini di bambù per circa dieci minuti, questo farà in modo che durante la cottura non si brucino.

Prepariamo la salsa: in un pentolino mettete a scaldare la salsa di soia, il mirin e lo zucchero. Mescolate in modo che lo zucchero si sciolga, portate a ebollizione quindi spegnete e tenete da parte.

E' il momento di preparare le polpettine. In un recipiente mettete il tritato di pollo, aggiungete l'aglio tritato e lo zenzero grattugiato. Unite anche salsa di soia, un pizzichino di sale e un cucchiaio di olio di semi e infine un cucchiaio di panko (servirà per legare il composto).
Con le mani iniziate a comporre le vostre palline (la grandezza è pressapoco quella di una noce), inseritele nello stecchino e cuocetele sulla griglia, 5 minuti per lato, o comunque fate attenzione che non si brucino. 
A metà cottura circa spennellate con la salsa teriyaki (io personalmente le ho spennellate più di una volta, vengono più saporite!). Una volta pronte servitele calde e gustatevele per bene!

Itadakimasu



Tsukune nabe
Ora che abbiamo scoperto come preparare gli tsukune nella loro versione alla griglia, decisamente la più conosciuta, sappiate che esistono altri modi per gustare queste polpettine. Soprattutto le ho apprezzate nella versione in brodo.
Stiamo parlando di tsukune nabe, qui le polpette vengono cotte in brodo arricchito con verdure e vengono accompagnate con udon o noodles. La bontà rimane invariata comunque!


Spero la ricetta sia stata di vostro gradimento, appuntamento alla prossima!
Sayonara 😘



Nikujaga

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