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Gelato al tè matcha vegan


Ohayo amici del Giappone, e bentornati sul mio blog!

Oggi entreremo un po' nel mood delle caldissime estati giapponesi, tra frinire di cicale e umidità, non sarebbe magnifico rinfrescarsi con qualcosa di leggero e fresco? Ma non vogliamo mica rinunciare alla golosità! 
Per coccolare un po' il mio palato ho deciso di realizzare un delizioso gelato al tè matcha completamente vegan, bontà assicurata! 😁
Realizzarlo è semplicissimo, pochissimi ingredienti e se, come me, siete sprovvisti di gelatiera, niente paura, vi spiegherò come ottenere un gelaso cremoso anche senza di essa!

P.S. vi lascio qui anche la ricetta classica del gelato al tè matcha, ugualmente buonissimo! 

Ingredienti per 500 g di gelato:
  • 200 ml di latte vegetale senza zucchero (per me mandorla, ma vanno bene anche soia o riso)
  • 300 ml di panna vegetale (per me soia)
  • 50 g di zucchero di canna 
  • 3 cucchiaini di matcha in polvere
Procedimento:

In un pentolino unite il latte vegetale, lo zucchero di canna e la polvere di tè matcha, mescolate bene con una frusta e portate ad ebollizione a fiamma medio-bassa. Fate sobbollire fino a quando tutto lo zucchero non si sarà sciolto.
Togliete dal fuoco, fate raffreddare per qualche minuto e poi aggiungete la panna vegetale, mescolate accuratamente sempre con una frusta e fate raffreddare prima a temperatura ambiente, poi per 1 ora in frigorifero.
Quando il composto risulterà ben freddo, si può passare al processo di creazione del gelato.
Se siete in possesso di una gelatiera, versate al suo interno il composto, azionate il macchinario e fate lavorare fino a quando il composto non sarà diventato denso e cremoso.
Se invece non siete in possesso di una gelatiera, vi basterà versare il composto in un contenitore per gelati d'acciaio ( oppure in un contenitore di plastica), e conservarlo in freezer. In questo caso però, dovrete avere l'accortezza di mescolarlo ogni mezz'ora per le prime due ore, e poi ogni ora per le altre successive due ore. In questo modo si eviterà la formazione di cristalli di ghiaccio all'interno del gelato.
Fate addensare completamente e...itadakimasu!

Sayonara! 😘

Kabocha Korokke: crocchette di zucca giapponesi


Konbanwa amici del Giappone e bentornati sul mio blog!

L'estate avanza inesorabile, e tra giornate di caldo soffocante e altre dal clima decisamente più mite, la voglia di gustare deliziosi manicaretti non passa mai! 
Purtroppo per me, il tempo a disposizione da dedicare alla cucina giappo non è tantissimo (accidenti agli esami estivi!), ma tra un impegno e l'altro oggi finalmente sono riuscita a rilassarmi un po' ai fornelli, quindi perchè non approfittarne per condividere con voi una bella ricettina? 😄

Tempo fa mi capitò di partecipare ad una fiera bio, e gironzolando un po' tra le bancarelle mi ritrovai davanti ad uno stand dove erano in vendita delle bellissime zucche Hokkaido. Conosciute anche con il nome di Uchiki kuri, sembrano essere originarie dell'isola di Hokkaido e presentano un inconfondibile retrogusto di castagna, insomma non potevo lasciarmela scappare! 
Visto il sapore caratteristico serviva una ricetta particolarmente golosa, e quindi eccoci giunti alla ricetta di oggi: kabocha korokke
Serve dirvi che il risultato si è rivelato eccezionale!? 😆

Io ho preferito una versione molto semplice usando solo la zucca, ma potrete benissimo arricchirle con un trito di carne saltato in padella con della cipolla, credo proprio che la bontà non avrà da risentirne! Vi lascio di seguito la ricetta, e nel caso non riusciste a trovare la zucca Hokkaido, qualsiasi altro tipo  di zucca andrà bene. Buona preparazione!


Ingredienti per circa korokke:
  • 500 g di zucca mondata a privata della scorza
  • sale e pepe q.b.
  • olio di semi per friggere
Per la panatura:
  • 3 cucchiai di farina 00
  • 1 uovo grande
  • panko

Procedimento:
Prima di tutto lavate la zucca, privatela della scorza e tagliatela a tocchetti. Andrà cotta a vapore, quindi posizionatela all'interno di una vaporiera e fate cuocere per circa 15 minuti. sarà pronta quando, inserendovi una forchetta, risulterà morbida.
Trasferite la zucca cotta in un recipiente e riducetela in purea con l'aiuto di una forchetta, aggiungete sale e pepe e fate raffreddare a temperatura ambiente.
Una volta raffreddata, aiutandovi con un cucchiaio formate le korokke dando loro una forma ovale o una forma tondeggiante, posizionatele sopra una placca da forno rivestita da carta forno e fate riposare in frigo per almeno 30 minuti. Così facendo si rassoderanno un poco e sarà più semplice panarle.
Trascorsi il tempo di riposo, è il momento di passare alla panatura. Preparate un piatto con la farina 00, uno con l'uovo sbattuto e uno con il panko. Passate le kabocha korokke prima nella farina, poi nell'uovo e infine nel panko (per una maggiore croccantezza ripassatele poi nell'uovo e ancora nel panko). 
Mettete a scaldare abbondante olio di semi e portatelo ad una temperatura di 180°, immergetevi le korokke e fate cuocere fino a doratura. Servite calde o tiepide, magari accompagnate da salsa tonkatsu, delizia assicurata!

Itadakimasu!




Korokke che passione!
Se le kabocha korokke hanno conquistato il vostro palato, non potrete certo farvi sfuggire le altre magnifiche varianti di questo goloso street food made in Japan! Che siano le classiche crocchette di patate, o le varianti più ricche con carne e pesce, rimangono uno dei cibi giapponesi più buoni, non fatevele scappare se vi trovate a passare per il Giappone!   
Ma sapete che in realtà è una ricetta originaria dell'Occidente? Ebbene si, fanno parte della yoshoku, la tradizione culinaia che adatta ricette provenienti dalla cucina occidentale. Volete saperne di più? Vi lascio qui un mio articoletto dove troverete un po' di curiosità sulla yoshoku (e la ricetta delle classiche korokke di patate😋)!

Appuntamento alla  prossima!
Sayonara 😘

Hambagu: l'hamburger giapponese


Ohayo amici del Giappone, e bentornati sul mio blog!

Qualche giorno fa, afflitta da estenuanti esami universitari e dal caldo soffocante, sentivo particolarmente la necessità di gustare qualcosa di buono. Ma semplice. Davvero, troppo caldo per passare il tempo davanti ai fornelli. Pensando e ripensando a cosa poter cucinare, mi è venuto in mente che non avevo mai preparato a casa l'hamburger alla giapponese, o meglio conosciuto in Giappone come hambagu

Ancora una volta si parla di yoshoku, quel magico connubio di tradizione culinaria nipponica e occidentale (vi lascio qui un articolo passato per rinfrescare un po' la memoria). Questo hamburger è amatissimo dai giapponesi, che son soliti servirlo accomapgnato dal una salsina dolce e dall'immancabile ciotolona di riso, la carne risulta morbidissima e al palato è sorprendentemente gustosa, un delicato ma inconfondibile profumo di Giappone! Vi propongo qui una versione semplice semplice, ho voluto aggiungere alla carne degli shitake e vi assicuro che vi rallegrerà la giornata, con la pamcia piena si affronta tutto con più positività! 😉

Ingredienti per 2 persone:
  • 200 g di macinato di bovino (oppure misto bovino/suino)
  • una cipolla piccolina
  • 1 uovo
  • 2 cucchiai di panko
  • 2 funghi shitake reidratati
  • 1 cucchiaio di sake
  • 1 cucchiaio di olio di semi
  • sale e pepe q.b.
Per la salsina:
  • 4 cucchiai di salsa di soia
  • 2 cucchiai di mirin
  • 2 cucchiai di sake
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna
  • 3 cucchiai di acqua
Per accompagnare:
  • shiro gohan

Procedimento:
Prima di tutto ricordatevi di reidratare gli shitake in acqua tiepida, io solitamente li lascio in ammollo per mezza giornata, e ogni tanto vado cambiando l'acqua. Se il tempo a vostra disposizione stringe, un oretta andrà già bene.
Una volta reidratati i funghi procedete con la ricetta.
Iniziate con il tritare finemente la cipolla e con il tagliare a pezzettini molto piccoli i funghi shitake.
In una ciotola ponete il tritato e aggiungetevi la cipolla triturata e i funghi, 2 cucchiai rasi di panko, l'olio, il sake, aggiustate di sale e pepe e impastate con le mani per uniformare il tutto. Sempre aiutandovi con le mani, date forma ai vostri hamburger e tenete da parte.
Prepariamo adesso la salsina in cui cuoceranno i nostri hambagu. In una ciotolina unite salsa di soia, sake, mirin, acqua e zucchero, mescolate in modo che lo zucchero si sciolga e tenete da parte.
Adesso prendete una padella e fatevi scaldare un filo d'olio di semi, poi fativi rosolare gli hamburger, basteranno pochi minuti per lato in modo che durante la cottura l'interno rimanga morbido e succoso. Versate ora all'interno della pentola la salsina e fate cuocere a fuoco moderato per circa 10-12 minuti. Gli hamburger adesso sono pronti, toglieteli dalla padella e fate cuocere il sughetto per altri 2-3 minuti in modo che si restringa un po', il gusto sarà così molto più deciso.
Servite il vostro hambagu caldo caldo irrorandolo con la salsina e acompagnate con una sempre gradita ciotola di shiro gohan (qui la ricetta per chi se la fosse persa).

Itadakimasu!



Il tocco in più...
L'hambagu è un piatto che molto spesso capita di vedere negli anime, e infatti proprio poco tempo fa mi capitò di vederlo nel nuovo adattamento anime dello shojo manga Fruit Basket (non conoscevo ancora questo manga e mi domando perchè, adorabile! Guardatelo!). Qui Kagura Shoma, il cinghiale dello zodiaco cinese, ne prepara uno a Kyo, ricco di ricordi d'infanzia: infatti serve l'hambagu con sopra un uovo all'occhio di bue. Mica male come idea! Certo, magari non proprio l'ideale per il periodo estivo, meglio aspettare temperature più fredde...
Anche per oggi è tutto, appuntamento alla prossima!

Sayonara  😘

Recensione libro: La città incantata al di là delle nebbie di Sachiko Kashiwaba


Konnichiwa amici del Giappone e bentornati sul mio blog!

Se vi chiedessi "che profumo ha per voi l'estate?", cosa rispondereste? 
Io non avrei dubbi, vi direi profumo di libri! Quando ero piccola estate voleva dire libri! Vivevo proprio di fronte alla biblioteca comunale e amavo gironzolare tra quegli scaffali alla ricerca di nuovi libri. Quel profumo inconfondibile di carta, inchiostro e polvere ha un che di proustiano per me, ancora oggi è l'odore che più adoro e che immancabilmente riaccende i miei ricordi.

E se ancora mi chiedeste "che libro è l'estate?", io vi risponderei: un libro di narrativa per ragazzi. Seplice. Mio papà me ne regalava tantissimi, all'epoca andavano molto quelli del Battello a vapore, io li amavo! Erano racconti semplici, ma agli occhi della me bambini apparivano come meravigliose avventure. Ancora oggi la narrativa per ragazzi racchiude un fascino inestimabile!

Mi sono lasciata un po' trasportare dalla nostalgia, ma a mia discolpa devo dire che  La città incantata al di là delle nebbie è di Sachiko Kashiwaba è il libro perfetto per tornare un po' bambini in questo afoso pomeriggio di inizio estate. Gli ingienti indispensabili per una magica avventura ci sono tutti, e Hayao Miyazaki ne sa qualcosa, visto che da questo racconto trasse ispirazione per la sua Città Incantata!
In tutta sincerità quando acquistai questo libro ero soprattutto atteatta dall'idea di rivivere le emozioni provate con il film, di ritrovare quei personaggi che tanto avevo amato. Ebbene, già dal primo rigo rimasi sorpresa. Poco ha a che vedere con il film Ghibli, ma superato il primo momento di stupore questo è uno dei motivi che me lo hanno fatto apprezzare di più. L'ambinetazione è diversa, i personaggi sono diversi, la trama è diversa, ma con tutto ciò, proseguendo nella lettura, saltano subito all'occhio particolari che richiamano alla mente il film, e la voglia di scoprirne altri ti spinge a leggere ancora una pagina, ancora un'altra pagina...e improvvisamente il libro è finito, e rimane quel soffuso senso di meraviglia e nostalgia che caratterizza la fine di un'avventura.

Vorrei non svelarvi troppo, quindi non scenderò nei dettagli ma posso dirvi che come è consuetudine della narrativa per ragazzi, si tratta di un romanzo di formazione. Seguiremo l'avventura estiva della piccola, insicura e un po' piagnucolona Rina a Valle della Nebbia. Con lei scopriremo le piccole meraviglie della Strada Matta e dei suoi bizzarri abitanti. Come la Stanza delle Necessità potteriana, Rina capirà presto che la Valle della Nebbia è il luogo senza tempo e senza luogo di cui nessuno conosce l'esistenza ma di cui tutti avremmo bisogno. E con lei lasceremo alle spalle le nostre insicurezze, impareremo il valore dell'impegno, impareremo a contare su noi stessi prima che su gli altri. 
Compiremo il prmo passo verso la crescita, capiremo il valore di ciò che ci circonda, senza dimenticare quel tocco di fantasia che addolcisce la realtà. 

Non aggiungo altro, se amate le favole, non potrete che amare questo racconto! 😊


"...da bambina, ogni volta che leggevo un libro, in qualche modo, pensavo a come avrei potuto andare a visitare i luoghi in cui era ambientata quella storia. Finite le scuole medie, mi accorsi che il mio mondo era già popolato di per sè da tantissime persone diverse e incredibili..."


Sayonara! 😘

Poteto sarada


Konnichiwa amici del Giappone, e bentornati sul mio blog!

Oggi si ritorna in cucina con una ricettina giapponese molto semplice ma al contempo molto molto gustosa: la poteto sarada, ovvero l'insalata di patate!
E' una delle pietanze tipiche della cucina casalinga giapponese, di una cucina che ha come ingrediente principale la semplicità e la genuinità. Si tratta di pietanze di facile preparazione, i cui ingredienti non sono particolarmente ricercati e presentano il fascino e la serenità della quotidianeità. Insomma, le ricette che profumano di casa!

Saprete ormai che la cucina giapponese è fatta di equilibrio e armonia, e la poteto sarada non fa eccezione. Piatto ricco e colorato,  rinetra nella categoria degli okazu, ovvero i piatti di accompagnamento (o contorni, se preferite), ii giapponesi sono soliti servirla in porzioni molto piccole, e ovviamente si presta benissimo per la composizione degli o-bento.

Ora, magari a primo impatto potrà sembrarvi nulla di sensazionale, specie in relazione a piatti ben più noti della cucina nipponica, dopo tutto l'insalata di patate è molto diffusa anche qui da noi. Eppure nella sua semplicità, l'ho trovata squisita. 
Ne esistono diverse versioni, ma in realtà può benissimo essere preparata con quello che vi ritrovate in frigo. Io ho preferito rimanere sul tradizionale, sono arrivate le belle giornate e il sapore fresco dato dal cetriolo non dispiace affatto. Buona preparazione!


Nota: ricordate che la poteto sarada è comunque un piatto che va consumato utilizzando le bacchette, quindi la maionese non dovrà essere troppo abbondante, ma servirà solo a legare tra di loro i vari ingredienti. 

Ingredienti per 4 persone:
  • 4 patate medio piccole (o 2 patate grosse)
  • 2 uova sode 
  • mezza carota
  • mezzo cetriolo
  • mezza cipolla piccola (o una cipolletta)
  • 1 cucchiaio di olio
  • 2 cucchiai rasi di maionese
  • sale q.b.
Procedimento:
Mettete a lessere le patate con tutta la buccia in acqua abbondante con un pizzico di sale. Una volta pronte mettete da parte a raffreddare (volendo potreste prepararle il giorno prima). Fate bollire le uova e mettete da parte anche queste.
Mentre patate e uova raffreddano, private il cetriolo della buccia e tagliatelo a fettine molto sottili, ponetelo in un piatto e lasciate da parte. Affettate sottilmente la cipolla e tagliate la carota a cubetti piccolini. 
Passiamo alla preparazione della poteto sarada. In un'insalatiera mettete le patate private della buccia e schiacciatele grossolanamente, aggiungete il cetriolo strizzato, la cipolla e le carote, il cucchiaio d'olio e aggiustate di sale. Tagliate le uova sode a pezzettini e aggiungetele alle patate. Legate il tutto con i due cucchiai di maionese. 
Completate guarnendo, a piacere, con dei pomodorini, aonori (alga nori sbriciolata) o semi di sesamo.
Itadakimasu!


Appuntamento alla prossima!
Sayonara! 😘

Yaoi: cinque manga per avvicinarsi al genere

Konnichiwa amici del Giappone, e bentornati sul mio blog! 

Quando si parla di yaoi, c'è chi (come la sottoscritta) inizia a sentire le farfalle nello stomanco, e chi si ritrae orripilato con l'immancabile frase "Eh, ma sono porno!".
Beh. No, non è proprio così. E' un genere chiaramente rivolto ad un pubblico adulto, femminile quanto maschile (perchè si, anche i ragazzi leggono gli yaoi), e in quanto tale affronta tematiche più complesse, anche per quanto riguarda il tema "amore". Di certo sarà difficile trovare l'amore idealizzato tutto batticuore e luccichii di uno shojo manga, ma avremo un amore maturo e più attinente alla relatà, componente erotica compresa, più o meno spinta che sia. Ma questo non ne compromette di certo la qualità.
Con ciò non voglio certo dire che tutti gli yaoi sono dei gran capolavori, anzi. Trovarne di validi non è semplicissimo, soprattutto tenendo conto della serializzazione italiana, parecchio indietro rispetto a quella di altri paesi. Vi chiederete "ma da cosa iniziare, dunque?"

Ecco allora cinque manga perfetti (dal mio personalissimo punto di vista) per approcciarsi al genere. Buona lettura! 😊


 Hidamari ga kikoeru- I hear the sunspost
di Fumino Yuki
Edito Flashbook Edizioni
Volumi 2 (concluso)
 
La consapevolezza della propria disabilità e la consapevolezza di essere diverso dagli altri hanno spinto Kohei, giovane studente universitario con problemi d'udito, ad assumere un attegiamento cupo e ad isolarsi sempre più da chi gli sta intorno. Eppure il destino pare avere altro in serbo per lui, infatti un giorno incrocerà il cammino di Taichi, collega e coetaneo, ragazzo tanto irruento quanto allegro e spontaneo che con la sua voce chiara e squillante farà breccia nel cuore di Kohei, portandolo ad accettare la sua disabilità e ad aprirsi agli altri. Tra alti e bassi, gioe e difficoltà, una storia d'amicizia che a piccoli passi si tramuterà in amore, uno yaoi, più uno shōnen'ai al momento, delicato e sensibile che vi farà di certo battere il cuore!

P.S. il manga ha un seguito, sempre edito Flashbook Edizioni:
Hidamari ga kikoeru- Limit
Volumi 2 (in corso)



Given
di Natsuki Kizu
Edito Flashbook Edizioni
Volumi 4 (in corso)

Un giorno Uenoyama si rende conto che quello che era il suo grande amore per la chitarra, pare esser venuto meno tanto da andargli a noia. A smuovere questa apatia è un incontro. Un giorno trova addormentato sulle scale della scuola un ragazzo che tiene stretta tra le braccia una chitarra. E' questo il primo incontro con Mafuyu, una ragazzo enigmatico e dall'aspetto indifeso, che subito stringerà un forte legame con Uenoyama. Pur inizialmente riluttante, anche quest'ultimo si affezionerà sempre più a Mafuyu  e un giorno, sentendolo cantare, ne rimarrà irrimediabilmente colpito. 
E' il primo manga della Natsuki eppure riesce incredibilmente bene a tratteggiare una storia insolita, drammattica e romantica, senza risultare stucchevole. Passo dopo passo ci fa conoscere e amare i suoi personaggi, non solo i due protagonisti, ma anche quelli di contorno che, a conti fatti, hanno egual spessore. A luglio arriverà anche l'anime, quindi direi che è il momento giusto per leggerlo se ancora non avete fatto!




Does the flower blossom?
di Shoko Hidaka
Edito Flashbook Edizioni
Volumi 5 (concluso)
Yoichi Minagawa, studente di belle arti impassibile e taciturno, misterioso propietario di una antica e grande casa, e Sakurai, trentottenne direttore artistico di un'agenzia pubblicitaria che talvolta si lascia andare a comportamenti un po' infantili. Due vite apparentemente senza nulla in comune che incrocieranno il loro cammino grazie ad un incontro/scontro. Inutile dire che la loro vita subirà una svolta non da poco! Da iniziali battibecchi e incompresioni, Sakurai e Yoichi scopriranno presto di essere attirati l'uno dall'altro e che, nonostante gli anni di differenza, hanno in comune più di quanto potessero credere. L'amore vincerà le difficoltà? 
Con uno stile elegante e mai volgare, la Hidaka ci regala emozioni e dolcezze, ci commuove e ci fa divertire, batticuore annesso! 


Non mi farò coinvolgere
di Kou Yoneda
Edito Flashbook Edizioni
Volume unico
La Yoneda è fra le più apprezzate e conosciute yaoiste, e come potrebbe essere altrimenti? Ci troviamo davanti a storie di notevole profondità e introspezione psicologica, l'elemento drammatico è una costante e tocca spesso temi spinosi. Non mi farò coinvolgere non fa eccezione, anche se i toni sono decisamenti più soft rispetto ad altre sue opere.
Il primo giorno di lavoro di Shima non è certo dei migliori, infatti fa subito l'incontro con un ubriaco e decisamente malmesso Togawa, che scoprirà essere niente di meno che il suo nuovo capo. Sia Shima che Togawa hanno alle spalle un passato difficile, con episodi di bullismo dovuti alla sua omosessualità il primo, e con una straziante vicenda familiare alle spalle il secondo. Seppur con riluttanza, Shima a poco a poco apre il suo cuore a Togawa, ma il passato spesso è difficile da dimenticare e voltare pagine non è sempre così semplice...



Neon sign Amber
di Ogeretsu Tanaka
Edito J-Pop 
Volume unico

Per finire, uno yaoi dai toni decisamenti più spinti! Se le scene di sesso nei precedenti manga erano si chiare, ma mai troppo esplicite, qui siamo in un terreno senza veli e censure. Ma tutto ciò non va a discapito della storia, anzi! 
Saya, un giovane dalla carnagione ambrata, appariscente e festaiolo, e Ogata, ragazzo inespressivo che spesso viene frainteso da chiunque lo circondi, l'esatto opposto dello sfavillante Saya. Un incontro casuale che permetterà ad Ogata di conoscere più profondamente Saya, di scoprire lati nascosti e imprevisti della sua personalità. Dietro un'apparenza sfavillante e frivola si cela un animo gentile, buono e con un triste passato di bullismo e rifiuto. E c'è di più! Saya sembra essere l'unico a scorgere i veri sentimenti di Ogata, ad andare oltre la sua inespressività. Insomma, l'attrazione è inevitabile, eppure...


Ora, prima di salutarvi vorrei regalarvi due yoi bonus, che personalmente amo. Sono molto legata ad essi perchè sono GLI yaoi, quelli che mi hanno fatto avvicinare al genere. Non potevo lasciarli in disparte, quindi eccoveli qui..



Junjo romantica
di Shungiku Nakamura
Edito Goen
Volumi 3 (in corso) 

Junjo Romantica è lo yaoi per eccellenza, colui da cui tutti iniziano, colui di cui tutti (o quasi) si innamorano perdutamente. Una storia d'amore semplice, ma non per questo meno bella! Il manga ruota attorno alle tribolazioni amorese di tre coppie: Romantica (Usagi san e Misaki), Egoist (Hiroki e Nowaki), Terrorist (Miyagi e Shinobu). Tra gelosie, malintesi, romanticherie e momenti decisamente esilaranti, seguiamo le vicende amorose di queste tre coppie, tra quotidianeità e lavoro, insomma...il bello della semplicità! A suo vantaggio anche l'anime, tre stagioni fatte divinamente, forse il miglior anime yaoi in circolazione, però, c'è un però. Per quanto io adori questo manga, con i suoi 23 volumi in corso in Giappone mi sono resa conto che ha ben poco di nuovo da dire, va troppo per le lunghe e le vicende sono trite e ritrite. Per un manga del genere una serializzazione così lunga credo sia deleteria, eppure la fine è ancora lontana all'orizzonte. 
Altra pecca, la serializzazione italiana, a dir poco agonizzante! 




Super Lovers
di Miyuki Abe
Edito J-Pop
Volumi 11 (in corso)

Scoperto il manga grazie all'anime, ho preferito lasciarlo come bonus non perchè non meriti, anzi! La storia è avvicente, diverte ma ha un retroscena drammatico che, allo stato attuale dei fatti, emerge considerevolmente.Però affronta tematiche delicate, non particolarmente certo, ma meglio fare in modo che non sia proprio il primo. Il punto forte? I protagonisti, caratterizzati magnificamente, dai quattro fratelli Kaido ai personaggi di contorno che danno un'ulteriore nota di colore al tutto. Vediamo un po' in breve di cosa si tratta. Un'estate Haru, il maggiore dei fratelli Kaido (fratello adottivo in realtà), si reca in Canada sotto invito della madre biologica per "domare" il piccolo e selvaggio Ren. Suprando le iniziali diffidenze, dovute anche ad eventi traumatici dell'infanzia di Ren, tra i due nasce un profondo legame, ma l'estate giunge al termine e Haru deve far ritorno in Giappone, a legare i due una promessa: tra cinque anni Ren lo avrebbe raggiunto. Senonchè al rientro in Giappone Haru e i genitori incorrono in un incidente dove questi ultimi perderanno la vita e lui stesso perderà la memoria dimenticando l'estate appena passata e Ren. Ma una promessa è una promessa, passati i cinque anni Ren si presenta alla porta di casa di Haru, sconvolgendogli l'esistenza. Il legame che li unisce sembra però superare ogni avversità...



Direi che può anche andar bene così, mi sono dilungata già più del necessario! Per chi volesse approcciarsi al genere, spero l'articolo sia stato illuminante! 
Un saluto e alla prossima.

Sayonara 😘

Melonpan


Konbanwa amici del Giappone, e bentornati sul mio blog!
Oggi finalmente riesco a rimettere mano al blog, abbandonato al suo destino solitario causa esami e impegni vari. Oltretutto siamo quasi in estate, dovrebbero attenderci giornate calde e baciate dal sole, invece è tornato il freddo, winter is coming mi verrebbe da dire. Vabbè.
Ho approfittato allora di questo pomeriggio freddoloso e piovoso per coccolarmi con la dolcezza  il profumo di uno dei dolci più famosi in Giappone: il melonpan (メロンパン "meronpan").
Se siete appassionati di cultura nipponica lo conoscerete già, si tratta di un panino al latte ricoperto da uno strato di pasta frolla, morbidi e croccanti allo stesso tempo. Deliziosi! 
Una volta scoperti, dimenticarli sarà difficile anche per l'insolito nome. Ma a cosa è dovuto? 
Rasserenatevi, non ha nulla a che fare con il gusto del melone ma è dovuto alla forma, la quale ricorda proprio la buccia del frutto. 

Curiosità soddisfatte, è il momento di mettersi all'opera! Il procedimento è semplice ma parecchio lungo, quindi come si dice in Giappone, ganbatte! 😄

Ingredienti per 7 melonpan

Per la pasta biscotto:
  • 125 g di farina 00
  • 70 g di burro
  • 40 g di zucchero
  • 1 uovo piccolo leggermente sbattuto
  • 1 cucchiaino di estratto di vanglia
Per il pane:
  • 250 g di farina 00
  • 200 g di farina manitoba
  • 7 g di lievito di birra secco (o 12 g se fresco)
  • 60 g di zucchero
  • 1 uovo
  • 50 g di burro fuso
  • 230 ml di latte
  • 50 ml di acqua
  • 5 g di sale
  • zucchero semolato per spolverare la superficie

Procedimento

Iniziamo con il preparare la pasta biscotto. 
In una ciotola versate la farina, fate una fontana al centro e aggiungete lo zucchero, 1 cucchiaio di estratto di vaniglia, il burro ammorbidito e tagliato a tocchetti e l'uovo leggermente sbattuto. Impastate velocemente con le mani, ricavate una palla liscia e compatta, avvolgetela in pellicola da cucina e fate riposare in frigo.

Passiamo ora alla pasta per il pane.
Prima di tutto fate fondere il burro e tenetelo da parte.
In una planetaria (o in una ciotola se impastate a mano) miscelate le due farine, unite lo zucchero, il lievito disidratato, azionate la planetaria usando il gancio e versate a filo il latte e l'uovo. Proseguite aggiungendo il burro fuso e continuate ad impastare fino a quando l'impasto risulterà compatto. A questo punto aggiungete l'acqua e il sale, continuate a lavorare fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Nota: se utilizzate il lievito fresco dovrete scioglierlo prima nel latte tiepido con un cucchiaio di zucchero (sempre prelevato dai 60 grammi totali), e aggiungerlo a questo punto prima dell'uovo come scritto sopra.
Trasferite l'impasto su un piano infarinato, lavoratelo energicamente per qualche minuto con le mani, ponetelo in una ciotola sempre infarinata coperto da un panno e fatelo riposare in forno spento con luce accesa per 2 ore, dovrà raddoppiare il suo volume.

Nel frattempo occupatevi della copertura di frolla.. Prendete il panetto dal frigo, cospargete il piano da lavoro con un po' di farina e stendete la frolla fino a giungere ad uno spessore di circa 4 mm e con un coppapasta ritagliate dei dischi dal diametro di circa 10 cm. Se non siete forniti di coppapasta potrete dividere il panetto in circa sette porzioni, di ognuna farne una pallina e poi stenderla sempre fino a giungere allo spessore desiderato. Conservate in frigo coperte da carta forno.

Passato il tempo di lievitazione, riprendiamo l'impasto e, dopo averlo sgonfiato con le mani, dividiamolo in 7/8 panetti, arrotondiamoli e ricopriamo ognuno di essi con un disco di frolla precedentemente preparato (eventualmente se il disco risulta troppo grande, eliminate l'eccesso). Con un coltello adesso incidete la superficie in modo da ottenere il motivo a rombi tipico del melonpan (come in foto). Cospargete di zucchero semolato e fate riposare su una placca da forno rivestita con carta forno per altri 40 minuti in modo che aumentino ancora di volume.


Intanto preriscaldate il forno a 180°, passati i 40 minuti mettete in forno e fate cuocere per 20/25 minuti fino a giungere alla doratura del biscotto (se durante la cottura dovesse scurirsi troppo coprite con un foglio di carta stagnola). 

Una volta pronti i melon pan sono buonissimi caldi caldi, oppure lasciate intiepidire e potrete farcirli con gelato o panna fresca e frutta. A voi la scelta!

Itadakimasu!




L'angolo delle curiosità

Vi trovate in Giappone e vi vien voglia di guastare un buonissimo melonpan? Ma che sia buono davvero? Niente paura!
Pare che il migliore si trovi in zona Asakusa, vicino al Sensoji, nella pasticceria Kagetsudo
Sarà vero? Provare per credere! 


Con questo è tutto, vi saluto qui è vi do' appuntamento alla prossima.
Sayonara 😘

Nikujaga

Durante i lunghi e freddi mesi infernali, cosa risclada più di un buon piatto caldo che profuma deliziosamente di casa? Ogni famiglia ha...