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Yaoi: cinque manga per avvicinarsi al genere

Konnichiwa amici del Giappone, e bentornati sul mio blog! 

Quando si parla di yaoi, c'è chi (come la sottoscritta) inizia a sentire le farfalle nello stomanco, e chi si ritrae orripilato con l'immancabile frase "Eh, ma sono porno!".
Beh. No, non è proprio così. E' un genere chiaramente rivolto ad un pubblico adulto, femminile quanto maschile (perchè si, anche i ragazzi leggono gli yaoi), e in quanto tale affronta tematiche più complesse, anche per quanto riguarda il tema "amore". Di certo sarà difficile trovare l'amore idealizzato tutto batticuore e luccichii di uno shojo manga, ma avremo un amore maturo e più attinente alla relatà, componente erotica compresa, più o meno spinta che sia. Ma questo non ne compromette di certo la qualità.
Con ciò non voglio certo dire che tutti gli yaoi sono dei gran capolavori, anzi. Trovarne di validi non è semplicissimo, soprattutto tenendo conto della serializzazione italiana, parecchio indietro rispetto a quella di altri paesi. Vi chiederete "ma da cosa iniziare, dunque?"

Ecco allora cinque manga perfetti (dal mio personalissimo punto di vista) per approcciarsi al genere. Buona lettura! 😊


 Hidamari ga kikoeru- I hear the sunspost
di Fumino Yuki
Edito Flashbook Edizioni
Volumi 2 (concluso)
 
La consapevolezza della propria disabilità e la consapevolezza di essere diverso dagli altri hanno spinto Kohei, giovane studente universitario con problemi d'udito, ad assumere un attegiamento cupo e ad isolarsi sempre più da chi gli sta intorno. Eppure il destino pare avere altro in serbo per lui, infatti un giorno incrocerà il cammino di Taichi, collega e coetaneo, ragazzo tanto irruento quanto allegro e spontaneo che con la sua voce chiara e squillante farà breccia nel cuore di Kohei, portandolo ad accettare la sua disabilità e ad aprirsi agli altri. Tra alti e bassi, gioe e difficoltà, una storia d'amicizia che a piccoli passi si tramuterà in amore, uno yaoi, più uno shōnen'ai al momento, delicato e sensibile che vi farà di certo battere il cuore!

P.S. il manga ha un seguito, sempre edito Flashbook Edizioni:
Hidamari ga kikoeru- Limit
Volumi 2 (in corso)



Given
di Natsuki Kizu
Edito Flashbook Edizioni
Volumi 4 (in corso)

Un giorno Uenoyama si rende conto che quello che era il suo grande amore per la chitarra, pare esser venuto meno tanto da andargli a noia. A smuovere questa apatia è un incontro. Un giorno trova addormentato sulle scale della scuola un ragazzo che tiene stretta tra le braccia una chitarra. E' questo il primo incontro con Mafuyu, una ragazzo enigmatico e dall'aspetto indifeso, che subito stringerà un forte legame con Uenoyama. Pur inizialmente riluttante, anche quest'ultimo si affezionerà sempre più a Mafuyu  e un giorno, sentendolo cantare, ne rimarrà irrimediabilmente colpito. 
E' il primo manga della Natsuki eppure riesce incredibilmente bene a tratteggiare una storia insolita, drammattica e romantica, senza risultare stucchevole. Passo dopo passo ci fa conoscere e amare i suoi personaggi, non solo i due protagonisti, ma anche quelli di contorno che, a conti fatti, hanno egual spessore. A luglio arriverà anche l'anime, quindi direi che è il momento giusto per leggerlo se ancora non avete fatto!




Does the flower blossom?
di Shoko Hidaka
Edito Flashbook Edizioni
Volumi 5 (concluso)
Yoichi Minagawa, studente di belle arti impassibile e taciturno, misterioso propietario di una antica e grande casa, e Sakurai, trentottenne direttore artistico di un'agenzia pubblicitaria che talvolta si lascia andare a comportamenti un po' infantili. Due vite apparentemente senza nulla in comune che incrocieranno il loro cammino grazie ad un incontro/scontro. Inutile dire che la loro vita subirà una svolta non da poco! Da iniziali battibecchi e incompresioni, Sakurai e Yoichi scopriranno presto di essere attirati l'uno dall'altro e che, nonostante gli anni di differenza, hanno in comune più di quanto potessero credere. L'amore vincerà le difficoltà? 
Con uno stile elegante e mai volgare, la Hidaka ci regala emozioni e dolcezze, ci commuove e ci fa divertire, batticuore annesso! 


Non mi farò coinvolgere
di Kou Yoneda
Edito Flashbook Edizioni
Volume unico
La Yoneda è fra le più apprezzate e conosciute yaoiste, e come potrebbe essere altrimenti? Ci troviamo davanti a storie di notevole profondità e introspezione psicologica, l'elemento drammatico è una costante e tocca spesso temi spinosi. Non mi farò coinvolgere non fa eccezione, anche se i toni sono decisamenti più soft rispetto ad altre sue opere.
Il primo giorno di lavoro di Shima non è certo dei migliori, infatti fa subito l'incontro con un ubriaco e decisamente malmesso Togawa, che scoprirà essere niente di meno che il suo nuovo capo. Sia Shima che Togawa hanno alle spalle un passato difficile, con episodi di bullismo dovuti alla sua omosessualità il primo, e con una straziante vicenda familiare alle spalle il secondo. Seppur con riluttanza, Shima a poco a poco apre il suo cuore a Togawa, ma il passato spesso è difficile da dimenticare e voltare pagine non è sempre così semplice...



Neon sign Amber
di Ogeretsu Tanaka
Edito J-Pop 
Volume unico

Per finire, uno yaoi dai toni decisamenti più spinti! Se le scene di sesso nei precedenti manga erano si chiare, ma mai troppo esplicite, qui siamo in un terreno senza veli e censure. Ma tutto ciò non va a discapito della storia, anzi! 
Saya, un giovane dalla carnagione ambrata, appariscente e festaiolo, e Ogata, ragazzo inespressivo che spesso viene frainteso da chiunque lo circondi, l'esatto opposto dello sfavillante Saya. Un incontro casuale che permetterà ad Ogata di conoscere più profondamente Saya, di scoprire lati nascosti e imprevisti della sua personalità. Dietro un'apparenza sfavillante e frivola si cela un animo gentile, buono e con un triste passato di bullismo e rifiuto. E c'è di più! Saya sembra essere l'unico a scorgere i veri sentimenti di Ogata, ad andare oltre la sua inespressività. Insomma, l'attrazione è inevitabile, eppure...


Ora, prima di salutarvi vorrei regalarvi due yoi bonus, che personalmente amo. Sono molto legata ad essi perchè sono GLI yaoi, quelli che mi hanno fatto avvicinare al genere. Non potevo lasciarli in disparte, quindi eccoveli qui..



Junjo romantica
di Shungiku Nakamura
Edito Goen
Volumi 3 (in corso) 

Junjo Romantica è lo yaoi per eccellenza, colui da cui tutti iniziano, colui di cui tutti (o quasi) si innamorano perdutamente. Una storia d'amore semplice, ma non per questo meno bella! Il manga ruota attorno alle tribolazioni amorese di tre coppie: Romantica (Usagi san e Misaki), Egoist (Hiroki e Nowaki), Terrorist (Miyagi e Shinobu). Tra gelosie, malintesi, romanticherie e momenti decisamente esilaranti, seguiamo le vicende amorose di queste tre coppie, tra quotidianeità e lavoro, insomma...il bello della semplicità! A suo vantaggio anche l'anime, tre stagioni fatte divinamente, forse il miglior anime yaoi in circolazione, però, c'è un però. Per quanto io adori questo manga, con i suoi 23 volumi in corso in Giappone mi sono resa conto che ha ben poco di nuovo da dire, va troppo per le lunghe e le vicende sono trite e ritrite. Per un manga del genere una serializzazione così lunga credo sia deleteria, eppure la fine è ancora lontana all'orizzonte. 
Altra pecca, la serializzazione italiana, a dir poco agonizzante! 




Super Lovers
di Miyuki Abe
Edito J-Pop
Volumi 11 (in corso)

Scoperto il manga grazie all'anime, ho preferito lasciarlo come bonus non perchè non meriti, anzi! La storia è avvicente, diverte ma ha un retroscena drammatico che, allo stato attuale dei fatti, emerge considerevolmente.Però affronta tematiche delicate, non particolarmente certo, ma meglio fare in modo che non sia proprio il primo. Il punto forte? I protagonisti, caratterizzati magnificamente, dai quattro fratelli Kaido ai personaggi di contorno che danno un'ulteriore nota di colore al tutto. Vediamo un po' in breve di cosa si tratta. Un'estate Haru, il maggiore dei fratelli Kaido (fratello adottivo in realtà), si reca in Canada sotto invito della madre biologica per "domare" il piccolo e selvaggio Ren. Suprando le iniziali diffidenze, dovute anche ad eventi traumatici dell'infanzia di Ren, tra i due nasce un profondo legame, ma l'estate giunge al termine e Haru deve far ritorno in Giappone, a legare i due una promessa: tra cinque anni Ren lo avrebbe raggiunto. Senonchè al rientro in Giappone Haru e i genitori incorrono in un incidente dove questi ultimi perderanno la vita e lui stesso perderà la memoria dimenticando l'estate appena passata e Ren. Ma una promessa è una promessa, passati i cinque anni Ren si presenta alla porta di casa di Haru, sconvolgendogli l'esistenza. Il legame che li unisce sembra però superare ogni avversità...



Direi che può anche andar bene così, mi sono dilungata già più del necessario! Per chi volesse approcciarsi al genere, spero l'articolo sia stato illuminante! 
Un saluto e alla prossima.

Sayonara 😘

Melonpan


Konbanwa amici del Giappone, e bentornati sul mio blog!
Oggi finalmente riesco a rimettere mano al blog, abbandonato al suo destino solitario causa esami e impegni vari. Oltretutto siamo quasi in estate, dovrebbero attenderci giornate calde e baciate dal sole, invece è tornato il freddo, winter is coming mi verrebbe da dire. Vabbè.
Ho approfittato allora di questo pomeriggio freddoloso e piovoso per coccolarmi con la dolcezza  il profumo di uno dei dolci più famosi in Giappone: il melonpan (メロンパン "meronpan").
Se siete appassionati di cultura nipponica lo conoscerete già, si tratta di un panino al latte ricoperto da uno strato di pasta frolla, morbidi e croccanti allo stesso tempo. Deliziosi! 
Una volta scoperti, dimenticarli sarà difficile anche per l'insolito nome. Ma a cosa è dovuto? 
Rasserenatevi, non ha nulla a che fare con il gusto del melone ma è dovuto alla forma, la quale ricorda proprio la buccia del frutto. 

Curiosità soddisfatte, è il momento di mettersi all'opera! Il procedimento è semplice ma parecchio lungo, quindi come si dice in Giappone, ganbatte! 😄

Ingredienti per 7 melonpan

Per la pasta biscotto:
  • 125 g di farina 00
  • 70 g di burro
  • 40 g di zucchero
  • 1 uovo piccolo leggermente sbattuto
  • 1 cucchiaino di estratto di vanglia
Per il pane:
  • 250 g di farina 00
  • 200 g di farina manitoba
  • 7 g di lievito di birra secco (o 12 g se fresco)
  • 60 g di zucchero
  • 1 uovo
  • 50 g di burro fuso
  • 230 ml di latte
  • 50 ml di acqua
  • 5 g di sale
  • zucchero semolato per spolverare la superficie

Procedimento

Iniziamo con il preparare la pasta biscotto. 
In una ciotola versate la farina, fate una fontana al centro e aggiungete lo zucchero, 1 cucchiaio di estratto di vaniglia, il burro ammorbidito e tagliato a tocchetti e l'uovo leggermente sbattuto. Impastate velocemente con le mani, ricavate una palla liscia e compatta, avvolgetela in pellicola da cucina e fate riposare in frigo.

Passiamo ora alla pasta per il pane.
Prima di tutto fate fondere il burro e tenetelo da parte.
In una planetaria (o in una ciotola se impastate a mano) miscelate le due farine, unite lo zucchero, il lievito disidratato, azionate la planetaria usando il gancio e versate a filo il latte e l'uovo. Proseguite aggiungendo il burro fuso e continuate ad impastare fino a quando l'impasto risulterà compatto. A questo punto aggiungete l'acqua e il sale, continuate a lavorare fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Nota: se utilizzate il lievito fresco dovrete scioglierlo prima nel latte tiepido con un cucchiaio di zucchero (sempre prelevato dai 60 grammi totali), e aggiungerlo a questo punto prima dell'uovo come scritto sopra.
Trasferite l'impasto su un piano infarinato, lavoratelo energicamente per qualche minuto con le mani, ponetelo in una ciotola sempre infarinata coperto da un panno e fatelo riposare in forno spento con luce accesa per 2 ore, dovrà raddoppiare il suo volume.

Nel frattempo occupatevi della copertura di frolla.. Prendete il panetto dal frigo, cospargete il piano da lavoro con un po' di farina e stendete la frolla fino a giungere ad uno spessore di circa 4 mm e con un coppapasta ritagliate dei dischi dal diametro di circa 10 cm. Se non siete forniti di coppapasta potrete dividere il panetto in circa sette porzioni, di ognuna farne una pallina e poi stenderla sempre fino a giungere allo spessore desiderato. Conservate in frigo coperte da carta forno.

Passato il tempo di lievitazione, riprendiamo l'impasto e, dopo averlo sgonfiato con le mani, dividiamolo in 7/8 panetti, arrotondiamoli e ricopriamo ognuno di essi con un disco di frolla precedentemente preparato (eventualmente se il disco risulta troppo grande, eliminate l'eccesso). Con un coltello adesso incidete la superficie in modo da ottenere il motivo a rombi tipico del melonpan (come in foto). Cospargete di zucchero semolato e fate riposare su una placca da forno rivestita con carta forno per altri 40 minuti in modo che aumentino ancora di volume.


Intanto preriscaldate il forno a 180°, passati i 40 minuti mettete in forno e fate cuocere per 20/25 minuti fino a giungere alla doratura del biscotto (se durante la cottura dovesse scurirsi troppo coprite con un foglio di carta stagnola). 

Una volta pronti i melon pan sono buonissimi caldi caldi, oppure lasciate intiepidire e potrete farcirli con gelato o panna fresca e frutta. A voi la scelta!

Itadakimasu!




L'angolo delle curiosità

Vi trovate in Giappone e vi vien voglia di guastare un buonissimo melonpan? Ma che sia buono davvero? Niente paura!
Pare che il migliore si trovi in zona Asakusa, vicino al Sensoji, nella pasticceria Kagetsudo
Sarà vero? Provare per credere! 


Con questo è tutto, vi saluto qui è vi do' appuntamento alla prossima.
Sayonara 😘

Appartamento 401: la recensione


Un tè con l'autore: "Appartamento 401" di Yoshida Shuichi
Recensione

Vi è mai capitato di concludere una lettura e rimanere basiti fissando il libro nella speranza che da un momento all'altro si materializzi dal nulla qualche altra pagina che dia finalmente un senso a ciò che si è appena letto? 
E' proprio ciò che è capitato a me non appena concluso "Appartamento 401" di Shuichi Yoshida (titolo originale Parade).
Non capisco ancora se questo libro mia sia piaciuto o meno, certo è che, almeno stando alla sinossi, mi aspettavo molto di più, mi aspettavo quantomeno un thriller, cosa che purtroppo non è. Andiamo con ordine.

Il romanzo ruota attorno alle vite di quattro ragazzi, Ryosuke, Kotomi, Mirai e Naoki, a cui successivamente si unirà Satoru, coinquilini in un appartamento nel quartiere di Setagaya a Tokyo. Cinque vite, cinque punti di vista che si susseguono con l'incalzare del racconto, un ritmo che alterna momenti concitati a momenti lenti e compassati, più riflessivi. 
Una vita che scorre apparentemente tranquilla, una tranquillità scandita, però, da azioni che sembrano ripetersi in modo inesorabile, trasmettendoci come l'impressione che questo appartamento sia in realtà un microcosmo dove l'io dei protagonisti si scinde tra ciò che è dentro e ciò che è fuori dall'appartamento, ma ancora di più, tra ciò che è realtà e ciò che è finzione. 

"Potevamo continuare a vivere lì soltanto a patto di recitare la parte di quelli 
che erano perfettamente in grado di sentirsi a proprio agio. 
E non ci si poteva aspettare una performance seria..."

Questo è anche l'aspetto che appena scovato il libro il libreria mi aveva intrigata di più, un romanzo che dipinge a tinte pacate sprazzi di vita quotidiana, sonda il profondo dell'animo umano portando alla luce i tentativi di questi giovani ragazzi di trovare, ciascuno a proprio modo, nella loro individualità, il proprio posto nella società, nel mondo. 
Fin qui andava anche bene, allora a cosa è dovuta la mia perplessità?
Credo nella superficialità con cui tutto ciò viene affrontato. Nulla viene approfondito, conosciamo i protagonisti, ognuno di essi ha un proprio point of view, ma scava appena la superficie della loro personalità, le loro vite scorrono impalpabili tra le pagine del libro. Sembra quasi che al lettore, come fosse di passaggio, capitasse di lanciare uno sguardo fugace all'interno dell'appartamento, riuscendo a cogliere solo frammenti di vita vissuta, sprazzi di pensieri, senza che questi riescano realmente a far breccia in lui.
Riflettendoci su, Parade sembra un titolo più calzante, riesce a rendere più efficacemente l'idea di fugacità, l'idea di qualcosa che possiamo cogliere solo di sfuggita, a tratti. Certo, ci sarebbe da tener in considerazione una peculiarità della letteratura nipponica, il suo essere talvolta inafferrabile, sfuggevole ad ogni comprensione, il suo procedere lentamente. Leggendo Appartamento 401 sotto quest'ottica devo dire che ho potuto apprezzarlo un po' di più.

Ma rimane da considerare il finale, e al momento, pur avendo rivalutato in parte il romanzo, non riesco a darvi un senso. Durante il corso del racconto veniamo a sapere di improvvisi episodi di violenza nel quartiere, immaginavo fossero l'elemento di svolta, il fattore che avrebbe portato i personaggi a rimettersi in discussione. Ma ciò non avviene, questi episodi di violenza restano accenni fatti qui e lì, si condenseranno nel finale ma devo ancora valutare cosa effettivamente significhino in rapporto a quanto narrato in precedenza

Tirando un po' le somme.  E' una brutta lettura? Certamente no. Pur avendolo giudicato superficiale, rimane una lettura piacevole, scorrevole e con un linguaggio semplice.
Mi è piaciuto il libro? La risposta non è semplice. A primo impatto rimasi un po' scontenta, ma vi ho riflettuto parecchio, ho cercato quanto più di non fermarmi alle prime impressioni, non amo giudicare un libro superficialmente, motivo per cui mi sono presa presa del tempo prima di scrivere questa recensione. Ammetto di averlo trovato a tratti sbrigativo, abbozzato, soprattutto per quanto riguarda i cinque protagonisti, ma poi sono giunta ad una considerazione. E se questa superficialità fosse in realtà voluta? Allora sarebbe un espediente per rendere più evidente lo straniamento che vivono i protagonisti. E sarebbe un modo per focalizzare l'attenzione su quanto la società, quella giapponese in particolar modo, possa portare l'individuo a diventare altro da sé per riuscire a vivere al suo interno.
Lo reputo uno di quei libri che necessitano di una seconda possibilità, lo rileggerò sicuramente più avanti,  e spero anche di poterne vedere il film diretto da Isao Yukisada, una trasposizione cinematografica potrebbe rendergli il giusto merito.


Sayonara

Tsukune: polpettine di pollo alla griglia


Ohayo amici del Giappone e bentornati sul mio blog!

Il bel tempo è tornato e con le belle giornate soleggiate mi vien sempre tanta voglia di andare un po' a spasso per la città, senza una meta, lasciandomi ispirare dai colori e dai profumi che mi circondano. Amo perdermi tra i suoi vicoletti e scoprire posti nuovi! Ovviamente, parlando di passeggiate per le vie della città, il pensiero va inesorabilmente al cibo, e in fin dei conti, esiste qualcosa più stuzzicante dello street food? 
A tal proposito, quello giapponese è indubbiamente uno dei più deliziosi! Vogliamo parlare dei takoyaki, dei taiyaki, dei nikuman e soprattutto degli yakitori!? Una componente essenziale della cultura nipponica.

La ricetta che vi propongo oggi è proprio una variante degli yakitori, gli spiedini di pollo grigliati di cui vi avevo parlato tempo fa ( vi lascio qui la ricetta per prepararli!). 

yakitori, spiedini di pollo e cipolla cotti alla griglia
con salsa teriyaki


Gli tsukune sono delle polpettine di pollo insaporite con aglio e zenzero fresco, sono riconoscibilissime perchè si presentano su uno stecchino di bambù, tonde o di forma ovoidale, grigliate e cosparse di salsa teriyaki, deliziose e facili da preparare. Talvolta, per legare il composto, possono essere aggiunti anche della maizena o del panko, ma in piccole quantità perchè gli tsukune devono presentarsi compatte ma succose all'interno. Inoltre sono ottime anche fredde, io le ho inserite in un bento il giorno dopo e le ho trovate comunque molto gustose! 😊
Dunque, buona preparazione!


Ingredienti per circa 16 polpettine:

  • 300 g di macinato di pollo
  • 1 cucchiaio di salsa di soia
  • 1 cucchiaio di olio di semi
  • 1 spicchio di aglio tritato
  • 1 pezettino di zenzero fresco 
  • 1 cucchiaio di panko
Per la salsa teriyaki:
  • 3 cucchiai di salsa di soia
  • 2 cucchiai di mirin
  • 1 cucchiaio raso si zucchero
Procedimento
Prima di tutto mettete a bagno in acqua fredda gli stecchini di bambù per circa dieci minuti, questo farà in modo che durante la cottura non si brucino.

Prepariamo la salsa: in un pentolino mettete a scaldare la salsa di soia, il mirin e lo zucchero. Mescolate in modo che lo zucchero si sciolga, portate a ebollizione quindi spegnete e tenete da parte.

E' il momento di preparare le polpettine. In un recipiente mettete il tritato di pollo, aggiungete l'aglio tritato e lo zenzero grattugiato. Unite anche salsa di soia, un pizzichino di sale e un cucchiaio di olio di semi e infine un cucchiaio di panko (servirà per legare il composto).
Con le mani iniziate a comporre le vostre palline (la grandezza è pressapoco quella di una noce), inseritele nello stecchino e cuocetele sulla griglia, 5 minuti per lato, o comunque fate attenzione che non si brucino. 
A metà cottura circa spennellate con la salsa teriyaki (io personalmente le ho spennellate più di una volta, vengono più saporite!). Una volta pronte servitele calde e gustatevele per bene!

Itadakimasu



Tsukune nabe
Ora che abbiamo scoperto come preparare gli tsukune nella loro versione alla griglia, decisamente la più conosciuta, sappiate che esistono altri modi per gustare queste polpettine. Soprattutto le ho apprezzate nella versione in brodo.
Stiamo parlando di tsukune nabe, qui le polpette vengono cotte in brodo arricchito con verdure e vengono accompagnate con udon o noodles. La bontà rimane invariata comunque!


Spero la ricetta sia stata di vostro gradimento, appuntamento alla prossima!
Sayonara 😘



Cucina e anime. Da "Kiss me Licia" l'okonomiyaki!


Konbanwa amici del Giappone, e bentornati sul mio blog!

Oggi tuffo nel meraviglioso mondo degli anime con una ricetta strepitosa!
Per l'esattezza faremo un salto negli anni '80 tra boy band di dubbio gusto (ma che da ragazzine ci facevano battere il cuore, inutile negarlo), capelli cotonati, vecchietti sgorbutici e gattoni sempre affamati. Riaffiorano i ricordi? 
Ovviamente l'anime in questione è Kiss me Licia e la ricetta non può che essere l'okonomiyaki! 


Come dimenticare il vecchio e burbero Marrabbio e suo localetto specializzato in okonomiyaki? Andrea e Giuliano ne erano ghiotti e ne facevano scorpacciate spesso e volentieri e di certo Mirko non si faceva sfuggire l'occasione di presentarsi al locale per incontrare la dolce Licia, batticuore assicurato!
Ora, non vi è mai venuta voglia di assaggiare quella frittata preparata da Marrabbio? A me si, tantissima!😋



Okonomiyaki vuol dire letteralmente ciò che vuoi (okonomi) alla griglia (yaki), e prevede un impasto base fatto con uova, farina e acqua a cui si aggiungono foglie di cavolo verza tritate, secondo i propri gusti poi possono essere conditi con pancetta o gamberetti e l'immancabile salsa okonomiyaki. Si sprigiona un aroma incredibile, è davvero una delle ricette più sfiziose!
Ovviamente in Giappone l'okonomiyaki viene preparato soprattutto in localini specializzati, gli okonomiyaki-ya, su una piastra chiamata teppan, ma per farlo in caso andrà benissimo una padella antiaderente, prepararlo è davvero semplice e con pochi ingredienti e tempo minimo vi ritroverete davanti una cenetta giapponese di tutto rispetto!
 
Ingredienti per 2 okonomiyaki:
  • 2 uova
  • 90 g di farina
  • 3 foglie di cavolo verza
  • 50 ml cucchiai di brodo dashi
  • 1 pizzico di sale
Per guarnire:
  • 4-5 fettine di pancetta sottili
  • gamberetti (in alternativa)
  • salsa okonomiyaki
  • maionese
  • katsuboshi (tonnetto essiccato)
  • aonori (alga nori in polvere)
Procedimento:
Prendete le tre foglie di cavolo, lavatele, privatele della parte centrale più dura e tagliatele a pezzettini. Mettetele da parte e passata alla preparazione della pastella.

In una ciotola rompete le due uova, aggiungete la farina, il pizzico di sale e iniziate a mishiare con una frusta, aggiungendo a poco a poco il brodo dashi, ma fate attenzione, non dovrà risultare troppo liquida. Aggiungete ota il cavolo verza precedentemente affettato e mescolate per amalgamare il tutto.

Fate riscaldare una padella antiaderente unta con un filo d'olio,  prendete due fettine di pancetta (o i gamberetti se avrete optato per la versione con pesce) tagliatele in due e posizionatele sulla padella, facendole rosolare per 1-2 minuti. Versatevi sopra metà della pastella con cavolo, dovrete ricoprire la pancetta, e con l'aiuto di una spastola cercate di dargli una forma più tondeggiante possibile.

Fate cuocere circa 10 minuti per lato, eventualmente coprite la padella con un coperchio, otterrete un okonomiyaki più morbido. 

A cottura ultimata spennellate un lato con la salsa okonomiyaki, guarnite con maionese e qualche fiocchetto di tonno essiccato o aonori. Volendo anche con del cipollotto fresco. 

Gustatevi adesso il vostro okonomiyaki, e se voleste ricreare l'atmosfera nessuno vi dirà nulla se metteste in sottofondo Mirko e i suoi Bee Hive...così, tanto per dire! 😁

Itadakimasu!



Okonomiyaki: le origini. Kansai o Hiroshima? 
Non esiste piatto della tradizione che non abbia paternità contesa. L'okonomiyaki, come molte ricette della tradizione culinaria nipponica, non fa eccezione. La contesa in questo caso si gioca tra la regione del Kansai e Hiroshima, vediamo un po' le differenze tra le due ricette.  
Le voci che parteggiano per la versione di Osaka ne fanno risalinere le origini agli anni trenta del Novecento, la ricetta in questione sarebbe costituita da un impasto di uova, acqua, farina e cavolo verza cotti sulla piastra insieme. A differenza della versione di Hiroshima, risalente all'immediato dopoguerra, che prevede invece una cottura separata dei vari componenti: prima la pastella, a cui si aggiungono in successione pancetta, pesce e soprattutto la yakisoba. Decisamente una versione più sostanziosa!
Chi l'avrà vinta in questa disputa? Beh, in fondo non ha importanza, rimane il dato di fatto innegabile che entrambe le versioni sono deliziose, possiamo benissimo deliziarci con entrambe, giusto?😄



Spero che la ricetta sia stata di vostro gusto, appuntamento come sempre alla prossima!
Sayonara! 😘

Matchamuffin vegani con gocce di cioccolato


Konnichiwa amici del Giappone, e bentornati sul mio blog!

Oggi festeggiamo l'inizio della primavera con un dolcetto profumato, leggero e assolutamente vegano: matchamuffin con gocce di cioccolato!

E vi dirò di più, se avete amici vegani questo è il dolce che li conquisterà, perchè li realizzeremo totalmente vegan free! Ma non fatevi ingannare, saranno pur vegani, ma rimangono buonissimi ed incredibilmente soffici, oltretutto mancando ingredinti di origine animale, di solito dall'aroma piuttosto coprente,il matcha rilascerà maggiormente il suo delicato profumo.
Le gocce di cioccolato poi danno il tocco in più, e anche se non ci avrei scommesso molto, matcha e cioccolato insieme spaccano! 
Non mi dilungo oltre, sono talmente semplici che c'è davvero poco da dire, vedrete! Ecco la ricetta.😉

Ingredienti per circa 12 muffin:
  • 300 g di farina 00
  • 3 cucchiaini di matcha in polvere
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 240 ml di latte d'avena
  • 100 g di zucchero
  • 60 ml di olio di semi di girasole
  • 70 g di cioccolato fondente
Procedimento:
In una ciotola setacciate gli ingredienti secchi: farina, lievito e matcha.

A parte lavorate lo zucchero e l'olio fino a creare un'emulsione, aggiungete a questo punto il latte d'avena e continuate a mescolare.

Unite al composto così ottenuto le polveri e lavorate fino ad amalgamare per bene e ottenere un composto liscio e senza grumi.

Tritate adesso il cioccolato fondente, abbastanza grossolanamente, e con l'aiuto di una spatola incorporate al composto.

Accendete il forno ad una temperatura di 180°, versate l'impasto negli appositi pirottini per muffin (durante la cottura il volume aumenterà di parecchio, riempite quindi il pirottino solo per tre quarti). 
Fate cuocere a forno statico per circa 25 minuti, tenendo comunque d'occhio la cottura.

Io vi consiglio di gustare questi muffin appena tiepidi, ma sotto una teca di vetro si conservano per 1-2 giorni. 

Itadakimasu!



Spero che questa ricetta flash sia stata di vostro gradimento, vi lascio in ottima compagnia e con la casa pervasa dall'aroma del matcha. Alla prossima!
Sayonara 😘

Ramen in stile Hokkaido


Konnichiwa amici del Giappone e bentornati sul mio blog!
Parecchio tempo è passato dal mio ultimo post, ma purtroppo per una serie di sfortunati eventi (ed impegni), mi sono ritrovata senza una briciolo di tempo.


Per espiare le mie colpe ho deciso quindi di proporvi una ricettona, un ramen ovviamente! Ma un ramen particolare, realizzato secondo la ricetta diffusa nella regione dell'Hokkaido. O almeno un mio arrangiamento di questa ricetta.
Lo scoprii una sera guardando Kimi ni todoke (Arrivare a te nella traduzione italiana), l'anime tratto dal meraviglioso manga di Karuho Shiina, e mi incuriosì parecchio perchè era apparentemente diverso dal classico ramen.


Decisi allora di usufruire dell'internet per fare qualche ricetta ed effettivamente si discosta un po' dal ramen che siamo abituati a mangiare.
Si tratta di un ramen a base di miso (la pasta di soia fermentata), ed è parecchio piccante data l'aggiunta di chili, oltretutto vi è aggiunto del mais dolce. Insomma ero parecchio curiosa e ho deciso di prepararlo, un po' alla buona diciamo, ma il risultato finale non  mi è dispiaciuto.
Solo un appunto. Non è certo difficile da preparare in casa, ma richiede tanti passaggi e soprattutto ricordate che le uova andranno messe a marinare in frigo almeno qualche ora. Quindi armatevi di pazienza e di tempo, soprattutto di tempo!

Ingredienti per 2 persone:
  • 700 ml di brodo dashi
  • 150 g di noodles 
  • 2 cucchiai abbondanti di pasta di miso (miso di riso nel mio caso)
  • 150 g di macinato di carne bovina
  • 3 cucchiai di passata di pomodoro
  • 1 cucchiaino di shichimi togarashi o peperoncino
  • 10 g di zenzero fresco
  • 1 spicchio d'aglio 
  • 1 cucchiaio di sake 
  • 1 cucchiaio di mirin
  • 1 cucchiaio di salsa di soia
  • 1 cucchiao di olio di semi di sesamo 
  • 1 uovo marinato 
Per il mais dolce:
  • 80 g di mais in scatola
  • 35 g di burro
Per guarnire:
  • sesamo bianco
  • porro tagliato a rondelle sottili
  • alga nori
Procedimento:

Per quanto riguarda l'uovo marinato, il passaggio che necessita più tempo, vi rimando alla precedente ricetta del ramen, la trovate cliccando qui

Iniziamo con il preparare il brodo del nostro ramen. In una pentola mettete a scaldare circa 700 ml di brodo dashi nel quale andrete ad aggiungere i lo zenzero grattugiato, lo spicchio d'aglio privato della buccia, 1 cucchiaio di salsa di soia, 1 cucchiaio di mirin, 1 cucchiaio di sake e 1 cucchiaio di olio di sesamo. Portate ad ebollizione e fate cuocere per circa 10 minuti. Spegnete e tenete da parte al caldo. 

Passiamo adesso alla carne. In una padella fate scaldare due cucchiai di olio di semi e fatevi soffriggere il tritato di carne. Quando risulterà ben rosolata aggiungete i tre cucchiai di passata di pomodoro e il cucchiaino di shichimi togarashi (o il alternativa il peperoncino), mescolate per bene e fate cuocere per circa 10 minuti. Mettete anche la carne da parte. 
Prepariamo anche il mais dolce. Sciogliete il burro in una padella a fuoco lento, aggiungete il mais e fate saltare per 5-10 minuti. Mettete da parte.

A questo punto non ci resta che cuocere i nostri noodles in abbondante acqua seguendo i tempi di cottura indicati dalla confezione (vi suggerisco di non aggiungere sale perchè il brodo sarà già abbastanza saporito) e poi passare all'impiattamento.

Prendete due ciotole da ramen e all'interno di ognuna versate 1 cucchiaio di pasta di miso, diluitela con due cucchiai di brodo e mischiate energicamente fino ad ottenere un composto se non liquido almeno molto morbido (eventualmente potreste filtrare il composto ottenuto). Sopra il miso versate i noodles e ricopitre con il brodo dashi che avrete prima filtrato. A questo punto aggiungete da una parte il trito di carne e il mais dolce e dall'altra metà uovo marinato. Completate con il porro tagliato a rondelle e con quadrato di alga nori in un angolo. Io ho poi aggiunto un po' di sesamo bianco tostato, ma è un passaggio assolutamente facoltativo.



Spero che la (lunga) ricetta sia stata di vostro gradimento, nonostante la primavera imminente fa ancora parecchio freddo quindi un bel ciotolone di ramen non dispiace mica, no?😉
Vi do' appuntamento alla prossima nella speranza che non sia troppo distante!

Sayonara 😘

Nikujaga

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