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Ochazuke: antiche tradizioni in cucina


Ci sono piatti della cucina giapponese celebri in tutto il mondo (una fama meritata ovviamente) come il ramen, il sushi, il kare raisu e così via. E poi ci sono piatti che appartengono ad una tradizione molto antica che magari non godono della stessa fama ma di cui non si può mettere in discussione l'importanza...e la bontà! 
E' il caso dell'ochazuke, conosciuto anche come chazuke. Letteralmente "immergere nel tè", infatti non si tratta d'altro che di riso bianco cotto al vapore su cui viene versato del tè verde e vari ingredienti.

Prima di scoprire come viene effettivamente preparato questo piatto, vediamo un po' le sue origini. Si tratta di un piatto originariamente povero e molto antico, già diffuso a partire dal periodo Heian (794-1185). Poichè il tè era in quel periodo un bene riservato solo ai ceti più abbienti, veniva inizialmente preparato utilizzando al suo posto dell'acqua calda. Fu a partire dal 1191, quando il monaco buddista Eisai portò con sé dalla Cina delle piantine di tè che coltivò vicino a Kyoto, che il tè caldo sostituì l'acqua nella preparazione dell'ochazuke.

Ma come si prepara? Semplicemente si usa del normale shiro gohan al vapore, va benissimo anche quello avanzato dal giorno prima, e si versa su di esso del tè verde. 
Le varietà di tè utilizzate sono solitamente tre:
  • Sencha
  • Genmaicha 
  • Hojicha 
Non essendo un piatto codificato da una ricetta in particolare, è possibile incontrarne diverse varianti. Una di queste ad esempio prevede di miscelare insieme tè verde e brodo dashi per un piatto più ricco di nutrienti. Oltretutto è possibile arricchirlo ulteriormente aggiungendo svariati ingredienti, in tal caso date pure libero sfogo alla fantasia (e a quello che il vostro frigo ha da offrire)!

Io ad esempio ho utilizzato del salmone affumicato, cipolletta fresca e sesamo bianco, ma vanno benissimo anche pesce fresco, sashimi, umeboshi (prugne in salamoia), wasabi, alghe, verdure o carne bianca.
Nella mia ricetta ho utilizzato del semplice tè verde sencha, il tè che i giapponesi bevono quotidianamente, e non ho utilizzato il dashi preferendo un sapore più semplice e delicato.
Il risultato era ottimo, è un piatto perfetto per quelle giornate fredde e uggiose in cui non si ha voglia di perdere tanto tempo ai fornelli, e riscalda! Volendo sarebbe perfetto anche per un bento, si dovrebbe semplicemente prepare il tè e tenerlo al caldo in un termos!



Una piccola curiosità
A Kyoto questo piatto è conosciuto come bubuzuke, secondo una diceria popolare pare che se un'abitante della città prepari ad un ospite un piatto di bubuzuke, vorregli lasciargli intendere che la sua presenza non è più gradita. Sarà vero? Chissà, per sicurezza se andaste a Kyoto e vi offrissero un piatto di bubuzuke, vi consiglierei di rivedere il vostro comportamento!😂


Spero che l'articolo di oggi sia stato di vostro gradimento, non si è trattato di una vera e propria ricetta, ma se amate un paese come il Giappone, così ricco di tradizioni, conoscere anche quelle meno famose all'estero può solo arricchire! Detto ciò, appuntamento alla prossima!

Sayonara 😘

Cucina e anime: da "Kiki consegne a domicilio" ecco lo Sformato di aringhe e zucca


Ohayo amici del Giappone e bentornati sul mio blog! 

Se c'è una cosa che amo follemente degli anime giapponesi è la rappresentazione del cibo. Spesso è rappresentato in modo talmente realistico che l'acquolina è assicurata! 
Io da piccola ne ero affascinata, non avevo ancora coscienza di cosa stessi guardando, ma ne ero comunque affascinata! Poi un giorno (ero già grandicella però), mi capitò di imbattermi in un film dello Studio Ghibli, e rimani incantata da quel mondo, con le sue storie e i suoi magnifici disegni. Li ritrovai di un'eleganza unica, con i suoi disegni raffinati e curati nei minimi dettagli, e ovviamnete anche il cibo era riprodotto con talmente tanta cura che quasi se ne riusciva a immaginare il profumo.
Ma la cosa che amo di più degli anime, è vedere con quanta dedizione i personaggi preparano queste piatanze, si percepisce benissimo quanto il cibo sia un elemento importante della cultura giapponese!
Gustarle in Giappone sarebbe il massimo ovviamente, ma perchè non divertirsi preparandole in casa?

Ho deciso quindi di iniziare questa nuova rubrica dedicata ai cibi degli anime, prepareremo tutte quelle meraviglie che hanno sempre stuzziacato la nostra fantasia e cercheremo di farlo attenendoci il più possibile alla ricetta originale! 😉

Per iniziare tuffiamoci nell'universo Ghibli e andiamo a realizzare un piatto tratto dal film d0animazione Kiki consegne a domicilio.


Ho adorato questo film, l'ambientazione è magnifica e si torna bambini seguendo le avventure della streghetta Kiki e del suo gattino Jiji. Se avete in mente il film, ad un certo punto la piccola Kiki aiuta una vecchina a preparare uno sformato di zucca e aringhe, ed è proprio questo sformato che andremo a realizzare oggi! Certo, è un accoppiamento un po' insolito quello della zucca e del pesce, ma la curiosità è tanta quindi rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci all'opera!



Nota: qui ho bisogno di fare una premessa. Purtroppo l'aringa, e intendo l'aringa fresca non quella affumicata o in salamoia, non è un pesce tipico del mediterraneo quindi non sono riuscita a trovarla. Ho optato quindi per del filetto di merluzzo fresco. Spero che voi abbiate più fortuna con gli ingredienti!


Ingredienti per uno sformato:
  • 2 rotoli di pasta brisee
  • 500 g di zucca 
  • 2 filetti di aringa freschi (nel mio caso merluzzo)
  • 1 cipolla piccola
  • 1 carota
  • qualche foglia di sedano
  • 500 ml di acqua
  • 350 ml di latte
  • 1 cucchiaio di farina
  • 30 g di burro
  • 1 spicchio d'aglio
  • noce moscata q.b.
  • sale e pepe q.b
  • olive nere
Per spennellare:
  • 1 tuorlo d'uovo
  • 2-3 cucchiai di latte
Procedimento
Iniziamo preparando la purea di zucca che farà da base al nostro sformato. Laviamo la zucca, priviamola della buccia e dei semi e tagliamola a tocchetti, tagliamo anche le carote a pezzettini e mettiamole da parte. Affettiamo finemente la cipolla e tritiamo le foglie di sedano e mettiamoli a soffriggere con due cucchiai di olio d'oliva (o di semi). Aggiungiamo anche la zucca e la carota e facciamo soffriggere per circa 5 minuti, aggiungiamo quindi circa 500 ml di acqua, aggiustiamo di sale e di pepe e facciamo cuocere per almeno 15-20 minuti, o almeno finchè la zucca sarà morbida e l'acqua si sarà asciugata.  Riduciamo il tutto ad una purea usando uno schiacciapatate o una forchetta e teniamo da parte.
Prepariamo adesso una besciamella aromatizzata all'aglio facendo sciogliere in un tegame il burro, aggiungiamo la farina e mischiamo energicamente in modo che non rimangano grumi, aggiungiamo lo spicchio d'aglio e il latte, mischiamo e portiamo a ebollizione, aggiustiamo di sale e aggiungiamo una grattugiata di noce moscata. Toglaimo dal fuoco, copriamo e mettiamo da parte.
Laviamo i filetti di merluzzo, togliamo le eventuali lische e facciamo scottare per qualche minuto in padella.
Adesso è il momento di assemblato lo sformato. Prendiamo una teglia in ceramica e versiamo al suo interno la purea di zucca, livelliamo per bene e poniamo sopra di essa il merluzzo a pezzettini. Togliamo l'aglio dalla besciamella e versiamola sopra lo strato di zucca e merluzzo.
Completiamo stendendovi sopra uno dei due rotoli di pasta brisee, facciamola aderire per bene, sistemiamo i bordi eliminando la pasta in eccesso e pratichiamo dei buchi con i rebbi di una forchetta. In una ciotolina sbattiamo il tuorlo d'uovo, spennelliamo con esso questo la pasta brisee.
Usiamo il secondo disco di pasta per realizzare i decori, potete seguire la vostra fantasia oppure attenervi all'originale e realizzare la sagoma di un pesce da poggiare sopra il primo strato di pasta (come nella foto qui sotto). 

Spennellate anch'esso con l'uovo e il latte e completate decorando con delle olive nere denocciolate.
Infornate a 180° per circa 30 minuti, fate attenzione che la pasta brisee rimanga dorata e per evitare che si bruci a metà cottura ricoprite la teglia di carta stagnola.
A cottura ultimata togliete dal forno e lasciate raffreddare un po', questo sformato è perfetto se gustato tiepido, ancora meglio il giorno dopo! 

Itadakimasu!


Spero che questo primo appuntamento con la cucina da anime sia stato di vostro gradimento, vi do appuntamento alla prossima!
Sayonara! 😘


Oyakodon


Konbanwa amici del Giappone!
Siamo già a metà gennaio ed ecco arrivare sul blog la prima ricetta del nuovo anno! Badate bene, si tratta di una ricetta bella sostanziosa! Qualche sera fa avevo a cena delle amiche, tra di esse una è particolarmente scettica nei confronti della cucina giapponese, potevo mica non iniziarla alle meraviglie di questa cucina? Volevo farle provare un piatto tipico ma semplice, non eccessivamente particolare ma gustoso...detto fatto! Ho preparato un oyakodon, pollo e uovo cotti con brodo, salsa di soia e mirin, niente di complicato ma indubbiamente caratteristico. Pare che abbia fatto centro, la mia scettica amica ha apprezzato, possiamo quindi passare al livello successivo e provare ricettine più particolari! 😊
Ma intanto vi lascio di seguito la ricetta per preparare l'oyakodon, sentitevi liberi di usarla se anche voi avete amici scettici!😉

Ingredienti per 2 persone:
  • 300 g di fusi di pollo
  • una cipolla piccola (o mezza cipolla media)
  • 500 ml di brodo dashi
  • 3 uova
  • 1 cucchiaio di salsa di soia
  • 1 cucchiaio di sake
  • 3 cucchiai di mirin
  • 1 tazza colma di riso per sushi
  • cipolletta fresca
  • alga nori
Procedimento:
Per prima cosa prepariamo il nostro riso, qui la ricetta.
Teniamo il nostro riso da parte e proseguiamo la ricetta. Affettiamo la cipolla piuttosto finemente e tagliamo il pollo a tocchetti di circa 3 cm, se preferite potete mettere il pollo a marinare nella salsa di soia per un'oretta, io sinceramente ho preferito saltare questo passaggio per ottenere un sapore più delicato.
In una padella mettete adesso a scaldare il brodo dashi insieme alla salsa di soia, al mirin e al sake, portate ad ebollizione e aggiungete cipolla e pollo. Fate cuocere per circa 15 minuti a fuoco vivo (il brodino si ridurrà e sarà ancora più buono). Infine aggiungiamo l'uovo sbattuto e facciamo cuocere per altri 2/3 minuti, l'uovo deve rimanere un po' morbido, non crudo ma molto morbido.
Componiamo il nostro oyakodon. Poniamo il riso nelle ciotole e versiamo sopra ad ognuna il pollo con l'uovo, guarniamo a piacere con cipolletta fresca e striscioline di alga nori. Servite subito in modo da poterlo gustare ben caldo!
Itadakimasu!



Donburi: semplicità (golosa) tutta giapponese
Chi l'ha detto che un piatto semplice non possa anche essere squisito? 
I donburi ne sono la prova! Piatto tipico della cucina giapponese, spesso indicato anche solo come don (scodella), consiste in pollo, carne, pesce e verdure bollite insieme e servite sopra una ciotola di riso. Indubbiamente sostanzioso, ne esistono parecchie varianti di cui alcune davvero celebri, qui di seguito qualche esempio!
  • katsudon, cotoletta di maiale fritto (tonkatsu), cipolla e uovo  su riso
  • tendon, tempura di gamberi o pollo e verdure con salsa di soia su riso
  • unadon, anguilla (unagi) su riso
Personalmente li ritengo tutti buonissimi, ma le mie papille gustative sono particolarmente felici quando ripensano al katsudon, quindi credo proprio che il mio preferito sia quest'ultimo! 😍

Madeleine matcha e sake


Konbanwa amici del Giappone e bentornati sul mio blog!

Innanzitutto anche se in ritardo, Buon Natale! 😘 
Abbandonando per un attimo quel torpore che scandisce il tempo tra Natale e Capodanno, oggi vi propongo un dolcino che stuzzica l'appetito ma che allo stesso tempo è leggero e semplice da realizzare, ovviamente con un tocco in più tutto giapponese: le madeleine al tè matcha e sake.
Io letteralmente adoro le madeleine, ma sul serio! Le ho scoperte leggendo A la recherche du temps perdu di Marcel Proust, sono rimasta talmente affascinata dalle sensazioni che questo dolcetto aveva provocato nel protagonista che ho voluto assolutamente provarle (amo ricreare a casa i cibi che scovo in libri e film). Inutile dire che è stato amore. Le preparo spesso e volentieri, sono versatilissime e talmente buone che ad oggi raramente sono arrivate al giorno dopo. Ovviamente non potevo non provarle al matcha, ho fatto varie prove e la ricetta che vi propongo è quella che a mio parere permette di farne risaltare al meglio il sapore. Il risultato è un dolcetto soffice e dal sapore delicato, le ho gustate sorseggiando un tè verde ed erano deliziose, uno sfizietto niente male!

Ingredienti per circa 40 madeleine:
  • 3 uova
  • 150 g di zucchero
  • 180 g di farina 
  • 8 g di lievito per dolci
  • 50 ml di latte di avena
  • 2 cucchiai di sake
  • due cucchiaini di polvere di matcha
  • 80 ml di olio di semi 
Preparazione:
In una ciotola montate le uova con lo zucchero fino a che non otterrete un composto spumoso.

A parte setacciate la farina con il lievito e la polvere di matcha e unite al composto di uova e zucchero. 

Sempre mescolando aggiungete il sake e 40 ml di latte d'avena, amalgamate per bene e poi unite anche l'olio. Per ultimo aggiungete i restanti 10 ml di latte.

Fate riposare il composto per almeno 30 minuti a temperatura ambiente. 

Passati i 30 minuti versate il composto nell'apposito stampo per madeleine (per ogni formina servirà poco meno di mezzo cucchiaio di impasto. Durante la cottura la madeleine gonfierà parecchio!) e infornate a 180° per circa 15 minuti. 

Le madeleine sono perfette servite calde con una tazza di tè, ma anche fredde non sono niente male e si mantengono per almeno 3 giorni se conservate sotto una campana di vetro o in un contenitore a chiusura ermetica (ma tanto questi dolcetti sono uno tira l'altro, difficile che arrivino al giorno dopo!). 

Itadakimasu



Un tè con l'autore 
Vista la ricetta, mi prendo la libertà di portarvi con me fuori dai confini del Giappone in un viaggio che ci porterà fino in Francia, nella Parigi di inizio '900, patria di Marcel Proust. Vorrei condividere con voi il passo della madeleine, la magia di un profumo che fa rivivere il passato, così che anche gustare questo piccolo dolcetto possa trasformarsi, chissà, in un momento unico!
 
"Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati madeleine, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto di madeleine. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della madeleine. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva? Che senso aveva? Dove fermarla? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. È chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. È stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione (e proprio ora), per uno schiarimento decisivo. Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità… retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più…ma mi accorgo della fatica del mio spirito che non riesce; allora lo obbligo a prendersi quella distrazione che gli rifiutavo, a pensare ad altro, a rimettersi in forze prima di un supremo tentativo. Poi, per la seconda volta, fatto il vuoto davanti a lui, gli rimetto innanzi il sapore ancora recente di quella prima sorsata e sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi…All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di madeleine che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio."
(Marcel Proust, Dalla parte di Swan)

Siamo usciti un po' fuori dai confini del Giappone questa volta, ma l'unione di due culture è sempre affascinante, no? Approfitto del momento anche per augurarvi un felice anno nuovo! Ci rivediamo nel 2019! 

Sayonara 😘

Shogayaki: maiale allo zenzero


Konbanwa amici del Giappone! 😘
Oggi torno dopo un bel po' di tempo con una ricettina giappo che profuma di tradizione! Sto parlando dello shogayaki o buta no shogayaki, il maiale allo zenzero (shoga è lo zenzero, yaki indica la cottura alla griglia). Tra i piatti giapponesi a base di carne di maiale, questo è uno dei più diffusi (dopo il tonkatsu, nessuno può battere il tonkatsu!) ed è anche uno dei più semplici da realizzare, infatti tra tempo di marinatura e cottura, in un'oretta avrete il pasto bello e pronto!
Diffuso soprattutto nella cucina casalinga, è ottimo sia caldo che  freddo, dunque perfetto da piazzare in un bel bento! Buona e pratica, è questa la cucina che amiamo!  😉
Detto ciò, direi di passare alla ricetta!

Ingredienti per 2 persone:
  • 4 fettine non troppo spesse di lonza di maiale
  • 20 g di zenzero fresco
  • 3 cucchiai di sakè
  • 1 cucchiaio di salsa di soia 
  • 1 cucchiaio di mirin
  • 1 spicchio d'aglio
  • olio di semi
  • un quarto di cavolo cappuccio tritato
  • pomodori
Procedimento:
Per prima cosa prepariamo la marinatura. In una ciotola versate la salsa di soia, il mirin, il sakè, lo spicchio d'aglio schiacciato e lo zenzero grattugiato, mescolate per bene. 
Prendete adesso la carne e battetela leggermente, poi ponetela all'interno della ciotola con la marinatura. 
Lasciate a marinare in frigo per almeno 1 ora (se preferite un sapore più intenso prolungate il tempo di marinatura).
Passato il tempo, mettete a scaldare in padella due cucchiai di olio e fatevi rosolare la carne. Aggiungete due cucchiai di liquido di marinatura filtrato e fate cuocere per circa 5 minuti (o comunque fino a che la carne sarà ben cotta). 
Servite accompagnandolo con del cavolo cappuccio tritato finemente e con del pomodoro.

Il tocco in più: per arricchire il piatto, potreste aggiungere anche della cipolla affettata in modo sottile al momento della cottura della carne. Sicuramente il sapore sarà più deciso!

Itadakimasu!


Spero che la ricetta di oggi, seppur breve, sia stata di vostro gradimento. Come sempre, appuntamento alla prossima! 
Sayonara 😘

Nikuman: panini farciti al vapore


Konbanwa amici del Giappone, e bentornati sul mio blog! 
Qui da me le giornate hanno iniziato a farsi fredde, davvero fredde! Ultimamente mi ritrovo con un po' di tempo libero quindi perchè non affrontare questi freddi pomeriggi preparando qualche spuntino caldo tutto giapponese? I nikuman sono ciò che fa al caso nostro! 😊
Conosciuti anche come butaman nella regione del Kansai, sono morbidi paninetti cotti al vapore e farciti con carne di maiale e verdure.


Molto simili ai loro corrispettivi cinesi, i baozi, in Giappone è possibile trovarli praticamente ovunque, dalle bancarelle per strada ai convenience store, e si gustano ben caldi. 
Da buon'amante degli anime prepararli è stato divertentissimo ed emozionante, però vi avverto, la preparazione è parecchio lunga, ma ne vale la pena! Sono davvero deliziosi, un'ottima merenda per combattere i primi freddi invernali! 😄


Ingredienti per circa 8 nikuman:
Per la pasta:
  • 250 g di farina 00
  • 1 bustina di lievito di birra secco
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • 1 cucchiaino raso di sale
  • 1 cucchiaio di olio di sesamo (o di semi di girasole)
  • 60 ml di acqua calda
  • 70 ml di acqua di ammollo dei funghi
Per il ripieno:
  • 200 g di macinato di maiale
  • 2 foglie di cavolo verza bollite
  • 10 g di funghi shitake secchi
  • 1 cipolla piccola
  • 1 cucchiaio di sake
  • 1 cucchiaio di mirin
  • 1 cucchiaio di salsa di soia
  • 10g di zenzero fresco 
Procedimento:
La sera prima mettete i funghi shitake ammollo in acqua fredda. Al momento di iniziare la preparazione dei nikuman, scolateli e strizzateli in modo da far perdere l'acqua in eccesso. Ricordatevi di tenere da parte 70 ml di liquido di ammollo, servirà per l'impasto.

Passiamo all'impasto dei nikuman. In una ciotola capiente versate la farina, il lievito di birra, lo zucchero e il cucchiaino raso di sale, mescolate e aggiungete a questo punto l'acqua calda e il liquido di ammollo dei funghi. Iniziate ad amalgamare e aggiungete anche il cucchiaio di olio. Mischiate con un cucchiaio di legno e successivamente trasferitelo su una spianatoia infarinata e lavorate con le mani per circa 10 minuti, aggiungendo un po' di farina se l'impasto dovesse risultare troppo appiccicoso (per una buona lievitazione è importante che l'impasto incorpori aria, quindi lavoratelo energicamente!). Ottenuto un panetto liscio e omogeneo, riponetelo in un recipiente infarinato, coprite con pelliccola e lasciate lievitare per un'ora in un luogo caldo (vi consiglio di avvolgere il recipiente con una tovaglia e di metterlo dentro il forno spento con solo la luce accesa). 

Mentre l'impasto dei nikuman lievita, passiamo alla preparazione della farcitura. Innanzitutto fate bollire le foglie di cavolo per circa 5 minuti, privatele della parte centrale più dura e tagliatele a striscioline. 
In una ciotola capiente mettete il tritato (crudo!), aggiungete le foglie di cavolo e i funghi shitake precedentemente tagliati a pezzettini, la cipolla affettata finemente, lo zenzero grattugiato, sakè, mirin e salsa di soia. Amalgamate bene il tutto e mettete da parte.
Passato il tempo di lievitazione prendete il panetto (che avrà raddoppiato il suo volume) e suddividetelo in 8 parti. Stendete ogni pezzetto con l'aiuto di un mattarello, non troppo sottile, posizionatevi al centro una pallina di preparato di carne e richiudete formando una sorta di fagottino. Una volta che i nikuman saranno pronti adagiate ciascuno su un ritaglio di carta forno in modo che al momento della cottura non si appiccichino, fateli  riposare per circa 20 minuti. 

Passato il tempo di riposo, posizionate i nikuman (compresi di carta forno) all'interno della vaporiera, vi consiglio di metterne tre per volta perchè durante la cottura tenderanno a gonfiare, fate cuocere a fiamma viva per circa 20 minuti (se siete in possesso delle vaporiere di bambù ancora meglio, il sapore risulterà più aromatizzato. Altrimenti andrà benissimo una vaporiera multipiano). 
Servite ancora caldi, magari versandovi sopra della salsa di soia!
Itadakimasu!



Curiosità
Dei nikuman esiste anche una versione dolce, gli anman. L'impasto è sempre quello dei nikuman e sono farciti con l'an, la famosa marmellata di fagioli azuki. Se vi andasse di provarli trovate qui la ricetta per preparare l'an in casa! 😉



Spero la ricetta sia stata di vostro gradimento e come sempre, appuntamento alla prossima! 
Sayonara!   😘

Napolitan: quando gli spaghetti incontrano il Giappone!



Konnichiwa amici del Giappone!

Tempo fa su questo blog si era parlato di yoshoku, l'arte giapponese di rielaborare piatti stranieri rendendoli adatti al palato giapponese. Piatti che hanno ottenuto un successo così clamoroso da essere ormai entrati a far parte a tutti gli effetti della cucina tradizionale.Abbiamo già parlato di curry rice e korokke (le crocchette di patate), ma quello di oggi è altrettanto conosciuto e noi, da buoni italiani, lo ameremo di sicuro!
Sto parlando del napolitan (o naporitan), spaghetti conditi con salsa al pomodoro, ketchup, wurstel, pancetta, funghi e peperoncini verdi. Allora, non sentite già il profumo d'Italia!? No? Davvero strano! 😆
Scherzi a parte, sarà anche un modo strambo di mangiare gli spaghetti (per gli italiani probabilmente sembrerà piuttosto un crimine), ma perchè partire scettici? Potrebbe rivelarsi un piatto squisito, quindi, per chi volesse cimentarsi nella sua realizzazione, ecco qui la ricetta!
Ingredienti per due persone:
  • 150 g di spaghetti
  • 100 ml di salsa al pomodoro
  • 2 cucchiai di ketchup 
  • 1 cipolla piccola
  • 1 piccolo peperone verde 
  • 1 spicchio d'aglio 
  • 150 g funghi champignon
  • 80 g di pancetta 
  • 4 wurstel piccoli
  • un pizzico di zucchero
  • olio, sale e pepe q.b.
Procedimento:
Iniziamo affettando finemente la cipolla, il peperone e i funghi. 
In una padella scaldate due cucchiai di olio e fate soffriggere lo spicchio d'aglio, la cipolla, il peperone e la pancetta. Appena pronti togliete dalla padella e mettete da parte, ma ricordate di eliminare l'aglio.
Adesso tagliate i funghi champignon in fettine sottili e i wurstel in diagonale, fate rosolare finchè questi ultimi non avranno i bordi imbruniti, quindi aggiungere le verdure e la pancetta messe da parte, la salsa al pomodoro e il ketchup. Aggiustare di sale e pepe e cuocere per 1-2 minuti. Spegnere il fuoco e tenere da parte.
Adesso passiamo alla preparazione degli spaghetti. In un tegame portate ad ebollizione abbondante acqua, versare gli spaghetti e aggiungere un pizzico di sale. Scolare al dente (o, se preferite, prolungate la cottura per qualche minuto in più in modo da ottenere degli spaghetti più morbidi).
Condite con la salsa e serviteli ancora caldi aggiungendo, se vi va, una spolverata di parmigiano o di prezzemolo.
Itadakimasu!



Un tuffo nel passato: alla scoperta dei napolitan 

Correva l'anno 1945 quando, presso il New Grand Hotel di Yokohama, lo chef  Shigetada Ire, traendo ispirazione dalle razioni di cibo fornite agli ufficiali statunitensi, mise a punto questo nuovo piatto, il napolitan, come atto di cortesia verso gli ospiti.
Rispetto al piatto che conosciamo oggi, la ricetta di Shigetada Ire presentava delle varianti: non fece uso di ketchup ma di semplice polpa di pomodoro che arricchì con pancetta, aglio verdure e funghi in scatola. Per quanto riguarda gli spaghetti, cercò di renderli apprezzabili anche per i gusti dei giapponesi lasciandoli a bagno fino a raggiungere la consistenza degli udon. Col tempo la ricetta subì delle modifiche, la polpa di pomodoro, cara e di difficile reperibilità, venne sostituita con il ketchup, e vennero aggiunti i wurstel per arricchire il piatto.
Inutile dire che il piatto riscosse un grandissimo successo e oggi è considerato a tutti gli effetti un piatto della tradizione nipponica...che magari  per questa volta non invidieremo!



Spero che la ricetta sia stata di vostro gradimento, appuntamento alla prossima! 
Sayonara 😘

Nikujaga

Durante i lunghi e freddi mesi infernali, cosa risclada più di un buon piatto caldo che profuma deliziosamente di casa? Ogni famiglia ha...